Pennac docet: i diritti imprescindibili del lettore

D. Pennac, Storia di un corpo

D. Pennac, Storia di un corpo

1. Il diritto di non leggere
[…] la maggior parte dei lettori si concede quotidianamente il diritto di non leggere […]. Tra un buon libro e un brutto telefilm, il secondo ha, più spesso di quanto vorremmo confessare, la meglio sul primo. Inoltre, non leggiamo sempre. I nostri periodi di lettura si alternano sovente ad alcuni digiuni durante i quali la sola vista di un libro risveglia in noi i miasmi dell’indigestione[…]

2. Il diritto di saltare di pagine
Ho saltato delle pagine […]. E tutti i ragazzi dovrebbero fare altrettanto. In questo modo potrebbero buttarsi prestissimo su tutte le meraviglie ritenute inaccessibili per la loro età.[…] Un grave pericolo li minaccia se non decidono da soli quel che è alla loro portata saltando le pagine che vogliono: altri lo faranno al posto loro.

3. Il diritto di non finire il libro
Ci sono mille ragioni per abbandonare un romanzo prima della fine: la sensazione del già letto, una storia che non ci prende, il nostro totale dissenso rispetto alle tesi dell’autore, uno stile che ci fa venire la pelle d’oca […] Inutile enumerare le 995 altre ragioni, fra le quali si debbono tuttavia annoverare la carie dentale, le angherie del capoufficio o un terremoto del cuore che ci paralizza la mente.

4. Il diritto di rileggere
Rileggere quel che una prima volta ci aveva respinti, rileggere senza saltare nessun passaggio, rileggere da un’altra angolazione, rileggere per verificare […]
Ma rileggiamo soprattutto in modo gratuito, per il piacere della ripetizione, la gioia di un nuovo incontro […]: incantarci di una permanenza e trovarla ogni volta così ricca di nuovi incanti.

5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
[…] Ci sono “buoni” e “cattivi” romanzi, molto spesso sono i secondi che incontriamo per primi sulla nostra strada e, parola mia, quando toccò a me, ricordo di averli trovati “belli un casino”. Ma sono stato fortunato: nessuno mi ha preso in giro… qualcuno ha solo lascito sul mio passaggio qualche “buon” romanzo guardandosi bene dal proibirmi gli altri.

6. Il diritto al bovarismo
E’ questo, a grandi linee, il “bovarismo”, la soddisfazione immediata ed esclusiva delle nostre sensazioni:
l’immaginazione che si dilata, i nervi che vibrano, il cuore che si accende, l’adrenalina che sprizza, l’identificazione che diventa totale e il cervello che prende (momentaneamente) le lucciole del quotidiano per le lanterne dell’universo romanzesco…
E’ il nostro primo stato di lettori.

7. Il diritto di leggere ovunque
Qualunque luogo è buono per chi ami la lettura…

8. Il diritto di spizzicare
E’ la libertà che ci concediamo di prendere un volume a caso della nostra biblioteca, di aprirlo, dove capita e di immergercisi un istante, proprio perché solo di quell’istante disponiamo.

9. Il diritto di leggere a voce alta
[…]tornata a casa rileggevo tutto ad alta voce.
Perché?
Per la meraviglia. Le parole pronunciate si mettevano ad esistere al di fuori di me, vivevano veramente.[…]”

10. Il diritto di tacere
– L’uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. […]. Le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.

Come un romanzo, D. Pennac

Certa di fare cosa gradita a Monsieur Pennac, approfitto del terzo diritto imprescindibile del lettore e dichiaro l’ufficiale abbandono di Manola di Margaret Mazzantini.

Non amo abbandonare i libri: mi rimane addosso una fastidiosa sensazione di incompiuto ( o sconfitta, sempre secondo Pennac). È altrettanto innegabile, però, quanto Manola nel corso delle sue prima 60 pagine (quelle che ho letto) mi abbia trasmesso uno strano retrogusto di disagio.

Avendo raccolto pareri concordi e disturbando il piccolo Freud che alberga in ognuno di noi, sono giunta alla conclusione che questo abbandono possa essere correlato con una parziale immedesimazione con entrambe le protagoniste (o forse le due facce della stessa persona). Il rischio in tutto questo è di trovarsi in men che non si dica una crisi da personalità multiple. Non è il caso, non credete?

Oppure, a pensarci bene, probabilmente è esattamente questo lo scopo del libro (non intendo  l’indurre crisi di identità): la scoperta e immedesimazione dei due volti di una stessa donna. Quindi, e se si trattasse di un libro geniale non compreso dalla sottoscritta?…oddio!

Solo una piccola critica: ho trovato un lieve disequilibrio nella caratterizzazione dei personaggi che, forse, potrebbe anch’esso essere riconducibile ad una forma di immedesimazione, in uno solo dei due però; il più affine, forse, o il più distante.

Al di là di ogni elucubrazione mentale, abbandono. Lo riprenderò probabilmente ma per il momento, abbandono.

E abbandono proprio in favore del signore che ho citato. Inizio “Storia di un corpo” edito da Feltrinelli alla fine scorso anno.

Vi saprò dire.

Magari, prima o poi, riprenderò Manola; del resto, sono pienamente nei miei diritti!

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3 comments on “Pennac docet: i diritti imprescindibili del lettore

  1. Claudia Bincoletto says:

    Adoro Pennac 🙂

  2. GP says:

    Reblogged this on misentopop.

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