La mia terapia, la mia meditazione, la mia preghiera

Era davvero molto presto domenica mattina quando, immersa nel silenzio della casa addormentata, sono entrata in cucina.

Pronta. Pervasa da una pace rara che solo la certezza sa conferire, di qualsiasi certezza si voglia parlare. Nel mio caso la certezza che la pasta si farà, a suo tempo, ma si farà. E sarà speciale!

Il silenzio, il piano di legno, la farina, le uova, un pizzico di sale, l’acqua, le mani, la pazienza, l’amore per la mia famiglia, la cura, l’attenzione.

Questa è la mia terapia, la mia meditazione, la mia preghiera.

I movimenti nell’impastare: un mantra che eleva ad un livello superiore, anzi no, parallelo. Un mantra che amplia lo spirito.

L’energia nell’impastare: vita che passa attraverso.

E poi c’era mia nonna con me perché la pasta viene un capolavoro: serviva una guida per un risultato simile. Perché lei manca da morire. E mi commuove profondamente vedere mia madre somigliarle sempre di più, nel suo lato migliore.

Finito l’impasto, tutto riposa per un attimo prima del taglio, prima di darle forma. La casa si risveglia, si ripopola. Non sono più sola in cucina con nonna. Ora ci sono tutti e da un momento quasi mistico si passa all’allegria dissacrante che caratterizza la nostra piccola tribù. Si accendono i fuochi che cuoceranno il condimento mentre l’uomo che ha scelto di condividere la sua vita come me affetta gli asparagi e le cipolle rosse di Tropea: che passione, che intensità.

E davanti al piccolo capolavoro che mettiamo in tavola, all’una in punto, per la famiglia al completo non posso che sentirmi in pace con il mondo. Mi estraneo dal vociare per un solo istante perché non mi voglio perdere nemmeno un secondo, guardo in fondo all’anima e mi sento fortunata, colma.

Sono a capotavola e voglio immortalare questo pranzo perché sarà uno dei più importanti della nostra vita e tutto è fatto con le mani, le nostre, esattamente come ci siamo fatti noi: con tenacia, energia e impegno. Genuinamente.

Ed è così che voglio che la nostra famiglia cresca.

Ed è per questo che parlo di “sentire” quando mi riferisco al cibo; perché questo coinvolge ogni sfera del vivere con una purezza rara e, al contempo, una ricercatezza unica. C’è vibrazione come fosse musica, c’è emozione come in una pagina di un libro.

Perché è di sentimenti che si parla sempre…altrimenti, che senso avrebbe?

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15 comments on “La mia terapia, la mia meditazione, la mia preghiera

  1. stella says:

    Si dice che preparare il cibo per l’altro sia il più grande gesto d’amore e queste parole lo confermano!
    Io in questi giorni, mesi, di solitudine lontana dai miei affetti sto perdendo la voglia di cucinare, infatti mangio poco e male, ma quelle due settimane in compagnia del mio ragazzo mi hanno fatto rinascere tutto il mio estro culinario e una lacrima scende mentre te lo scrivo…ci separano altri due mesi purtroppo..

  2. noruleswords says:

    Molto bello.

  3. oneredladybug says:

    Bellissimo. Io quando ho bisogno di una terapia cucino il risotto. Per far si che venga bene ci si deve concentrare solo quello e tutto il resto passa automaticamente in secondo piano 🙂

  4. londarmonica says:

    Mi hai commossa. Cucinare dovrebbe essere se,pre una meditazione. impregnamo nei cibi che prepariamo le nostre emozioni i nostri pensieri: meglio che siano positivi!

  5. Mi credi se ti dico che mi sono commossa? Hai racchiuso in queste parole un mare di cose, le più importanti della mia vita.
    Grazie quindi, è stato un bel ritorno dalla pausa pranzo 🙂

    • …quella mattina è stata molto importante e commovente anche per me e tutta la mia Famiglia. Sono felice di leggere che tutto questo bene possa fare bene anche a te! Ti abbraccio! Grazie…Sara

  6. sono perfettamente d’accordo con te, da quando con il mio blog ho cominciato a parlare di relax in cucina sono tante le persone che mi scrivono e tanti gli amici che mi dicono “Anto avevi ragione, ho provato e funziona” e’ la mia personale panacea!
    Buona domenica

  7. carla says:

    La cucina: uno dei momenti migliori di condivisione con gli altri sia nella preparazione che nel consumo del cibo.
    In cucina la fantasia vola, si abbinano sapori, colori e ricordi, un’alchimia perfetta d’interpretazione.
    I ricordi… ne ho tanti davvero. .-) Mi ricordo quando piccina impastavo acqua lievito e farina e preparavo la pizza. Non arrivavo neppure al tavolo ma m’impegnavo tanto perchè quella era la pizza per il mio papà e m’illudevo di essere io la sua gioia per il palato, Poi con la mamma impastavo le fettuccine e ricordo adesso come allora quella pasta sfoglia che non mi riusciva e c’erano sempre tanti buchi, un disastro insomma.
    Oggi con gli amici in cucina mi diverto a pasticciare, a sperimentare, a rielaborare le ricette di una volta e se a volte combiniamo solenni pasticci li pareggiamo con le risate che ci facciamo e che compensano tutto.
    Proverò a fare una delle tue ricette che promettono molto bene e poi…. ti dico quello che è venuto fuori!
    Per adesso ti lascio un abbraccio infarinato ma pieno di gioia.
    carla

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