Consapevoli per provare ad essere al sicuro: “Ferite a morte” libro e progetto di Serena Dandini

 ferite a morte

“Tutto nasce dal desiderio di raccontare in modo diverso le esigenze delle donne vittime di femminicidio: […] affrontiamo il dramma per quello che è senza far finta che non esista, attitudine sempre in voga nel nostro Paese che aggiunge oltre al disinteresse un sarcasmo diffuso.

[…] monologhi che nascono dalla voce diretta delle vittime, donne assassinate proprio in quanto donne, per mano di uomini, dei loro uomini. […] Sono mogli, ex mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco.

[…] sono quelli che, superficialmente, la cronaca nera chiama delitti passionali, frutto di liti in famiglia dove, si sa, è meglio non mettere il naso. Sono morti annunciate. […] sono casi giudiziari che vengono liquidati come […] “un improvviso raptus di follia”. […]

Volevo che queste donne fossero libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione dei fatti, nel tentativo di ridare luce e colore ai loro opachi fantasmi. […]

Ferite a morte vuole dare voce a chi ha parlato poco o è stata poco ascoltata nella sua vita, con la speranza di infondere coraggio a chi ancora può fare in tempo a salvarsi denunciando i suoi persecutori.

[…] il femminicidio in Italia è solo la punta di un iceberg che nasconde una montagna di soprusi e dolore che si chiama violenza domestica. La maggior parte delle vittime non ce la fa a denunciare per paura, per le possibili ripercussioni, per la vergogna, perché non sa dove andare e come sostentarsi, per non ammettere il fallimento del proprio matrimonio, per preservare i figli […]. Nel nostro Paese, dietro le persiane chiuse delle case, si nasconde una sofferenza silenziosa, ma di questi lati oscuri delle nostre famiglie conviene non parlare.

[…] Ferite a morte si è trasformato in uno spettacolo teatrale virale che, partito da Palermo, ha continuato il suo viaggio in lungo ed in largo per l’Italia perché in questo campo purtroppo non esiste un Nord e un Sud. […]

Ma se le donne sono vittime predestinate, gli uomini non vanno abbandonati ad una cultura che li vuole dominatori, violenti, ossessionati dal possesso. Anzi, andrebbero aiutati a trovare altre strade per gestire la loro rabbia e il loro dolore. Siamo tutti figli di un analfabetismo sentimentale che considera la prevaricazione e la violenza come possibili aspetti della relazione tra un uomo e una donna, un  dato di fatto che vede i maschi e le femmine imprigionati in questi rigidi ruoli, legittimati da una società patriarcale. […]

Finché il tema non sarà al primo posto della famosa agenda di un qualsiasi governo, le donne non si fermeranno e si faranno sentire con ogni mezzo. Mi auguro che anche Ferite a morte diventi uno di questi

 Tratto dall’introduzione di Ferite a morte di Serena Dandini

 

…e me lo auguro anch’io con tutta me stessa!

Questo tema mi è particolarmente caro come Donna profondamente libera e orgogliosa di esserlo. Vorrei tanto che ognuna di noi, nel proprio piccolo e indipendentemente dal “lato della barricata” nel quale si trova, potesse fare qualcosa.

Se siamo tra le fortunate che condividono il cammino con Uomo degno di essere chiamato tale, allora la consapevolezza ci deve rendere forti, ci deve svegliare, ci deve far venir voglia di fare qualcosa. Fosse anche solo un incoraggiamento o una parola di conforto superando la paura che generalmente ci paralizza davanti al dolore altrui.

E se siamo tra le vittime silenti…solo il coraggio di denunciare ci può offrire qualche possibilità di scampo. Al primo schiaffo o spintone! Senza giustificare: non esistono giustificazioni! Dobbiamo essere consapevoli di non essere sole e le sole, non ci deve essere vergogna o colpa ma una luminosa propulsione alla vita, alla luce, fosse anche solo per coloro che amiamo.

Nessuna di noi merita di essere ferita, in nessuna maniera, siano esse ferite psicologiche, morali, sessuali, professionali…mortali.

Vorrei tanto anche che questo messaggio arrivasse anche ai nostri uomini; vorrei che leggessero questo libro: la consapevolezza su un argomento così grande non deve essere solo prerogativa femminile, anzi!

Nelle ultime pagine di questo intenso libro troverete una serie di documenti e relazioni sulla situazione mondiale che fanno davvero paura ma non solo. Ci sono anche pagine nelle quali troverete i contatti utili: dove e a chi rivolgersi. Davvero importante!

Nella piccola e fortunata realtà di Feelfoodspeaks la voglia di fare qualcosa di concreto è sempre più difficile da contenere: la convinzione forte è che in ognuna/ognuno di noi il potenziale per dare una mano sia infinito!

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