POSTicini interessanti! A spasso tra vini e ciuchini per le Langhe e il Biellese con “tappa Muse” a Torino

Tutti coloro che, come me, sono addicted to Ally McBeal, capiranno perfettamente ciò che sto per dire:

dal concerto dei Muse dello scorso 29 Giugno, la mia sigla personale*  è Panic Station (play me)! Cammino persino a ritmo e alla fermata del bus, se non passa nessuno, ammetto che accenno ad un lieve movimento di bacino…

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Ma non tergiversiamo: ci sono un sacco di posticini di cui vi voglio parlare e che vi consiglierei di cuore! Le Langhe sono delle onde verdi ricoperte di vigneti e boschetti che sembrano un dipinto di Rembrandt! Forse ora fa un pochino caldo ma tra Maggio e Giugno devono essere un vero spettacolo! Nella mia infinita ingenuità (e infinita pazienza del mio compagno d’avventure) mi sono convinta di poter mangiare tartufo fresco in ogni periodo dell’anno ad Alba: brusco risveglio per me! Ma poco male perché, dopo aver fatto quattro passi per le viuzze di questa adorabile cittadina, ci siamo infilati in un’osteria a dir poco deliziosa: l’Osteria dei Sognatori. Posticino davvero semplice ed accogliente ma curato il che denota una grande attenzione per i dettagli. Adoro come è arredato, sembra di trovarsi nella sala da pranzo di una casa di campagna. Ci fanno accomodare raccontandoci che cosa bolle in pentola: non c’è menu da consultare ma solo pietanze fresche di stagione che vengono cucinate secondo la tradizione. Questo ci piace davvero tanto. Quindi, accoglienza, cura del dettaglio e cucina casalinga producono un risultato perfetto: abbiamo pranzato in gran tranquillità benché il locale fosse pieno e per una cifra davvero modica. Vero è che noi siamo abituati ai prezzi di Milano e limitrofi ma abbiamo mangiato come signori per un conto di soli € 40 (dalle nostre parti ci si mangia a fatica una pizza…). Raccomandatissimo!!
Trascorrendo un pomeriggio in pieno relax in un carino B&B alle porte di Torino, abbiamo ricaricato le pile per i Muse: in assoluto un gruppo che, almeno una volta nella vita, va visto dal vivo. Uno spettacolo vero e proprio curato in ogni minimo dettaglio al limite dalla maniacalità: video dedicati, ciminiere in fiamme, attori … e tutto questo solo come contorno a musicisti che, senza il minimo dubbio, meritano la fama che hanno. Due ore abbondanti di perfezione indiscussa: la potenza e la precisione vocale di Matthew Bellamy ci hanno davvero lasciati senza parole. E il resto del gruppo, che dire, superlativo.
39Vero è che, come accennavo all’inizio, Panic Station è ormai chiodo fisso ma poter urlare al cielo “It’s a new dawn, it’s a new day, it’s a new life, for me, and I am feeling good” è stato molto ma molto emozionante.
Anche se non sono il vostro gruppo preferito ragazzi (non sono il mio, del resto) meritano una serata della vostra vita!
La domenica piemontese è stata invece dedicata ad un’attività un po’ più rurale ma che profumava tanto di bene! A Natale abbiamo adottato un’asinella e quale migliore occasione per andare a trovarla? Al di la di questo, rubo solo 5 minuti a ciascuno di voi per parlarvi de “Il rifugio degli asinelli“. 38Si tratta di un’associazione che salva asini da maltrattamenti e li restituisce ad una Vita degna di essere definita tale in questo meraviglioso posto perduto tra le colline del biellese. Qui di seguito vi lascio il link al sito, per favore, dategli un’occhiata e, se ne avete voglia, prendete o donate in adozione un asinello esattamente come l’ho ricevuto io per Natale…sarà un dono molto speciale e un modo bello di dare una mano a questo ragazzi che ci mettono tutta l’anima che hanno per questi strepitosi ciuchini. Eccovi tutti i dettagli: http://www.ilrifugiodegliasinelli.org/
Ma, secondo voi, la Famiglia Feelfoodspeaks avrebbe mai potuto mai rimettersi in strada verso casa a stomaco vuoto? Sia mai! Seguendo il consiglio di una volontaria del Rifugio siamo stati catapultati in una trattoria negli anni ’60: il Ristorante Roma a Torrazzo (Biella). In questo posticino gestito da marito e moglie abbiamo degustato tutte le specialità del biellese, rigorosamente senza menu, preparateci dalla maestria di una donna votata alla cucina e serviteci poi da suo marito, un singolare signore sulla settantina, poliglotta e davvero sopra le righe. La qualità del cibo era davvero superlativa, richiamava la genuinità della cucina casalinga e i profumi delle verdure raccolte nell’orto la mattina stessa. In posti come questo, si va davvero oltre ogni pretenziosa eleganza: bontà, semplicità e tanta allegria fanno la differenza! Insomma, siamo entrati all’una con l’idea di metterci in macchina per le due…bene, siamo ripartiti alla volta di casa alle quattro e mezza felici e grati!
Mi raccomando fate buon uso di queste dritte per qualche weekend agostano e/o post vacanze per prepararvi ad affrontare l’inverno!
A presto!

* la psicoterapeuta di Ally McBeal, lancia cure come la “sigla personale”: canzone che per ritmo e/o contenuti è atta a per rinforzare l’auto-stima

POSTicini interessanti: Londra [part II]_book’n’roll & much more…

Dato che di cibo e bevande si è già parlato abbondantemente in POSTicini interessanti: Londra [part I]_craft breweries, pubs&Co., vi passo oggi qualche chicca per lo shopping. Ma tranquilli, niente a che vedere con i megastore di Oxford Street o di Bond Street (che trovate tranquillamente nelle vostre città) o il meraviglioso (anche se un po’ inflazionato) mercato di Portobello Road, ma…

…di nuovo, usciamo (un pochino soltanto, però) dai percorsi turistici e buttiamoci nel marcato dei libri “Riverside Walk Book Market”. Se c’è bel tempo, l’effetto è davvero incredibile. Si trova esattamente sotto il Waterloo Bridge, ogni giorno della settimana; decine di banchi ordinati con sopra ogni genere di libro, rigorosamente di seconda mano. Quale fascino ha questo luogo! 37Sarà perché, se si parla di libri, è sempre tutto molto speciale, sarà che a loro volta, i libri usati, appartengono a più universi, ma questo è un luogo davvero magico e le persone che vi gravitano attorno, davvero misteriose. Non ho potuto astenermi dal prendere per la libreria di Feel food speaks due mega classiconi made in the UK:

– D. Defoe, Moll Flanders

– J. Austen, Mansfield Park

Altro mercato davvero sopra le righe è quello che prende vita ogni sabato e domenica a Brick Lane: scendono in piazza una moltitudine di colori, di nazionalità e di personaggi che vendono qualsiasi tipo di oggetto e alimento. Ci ha colpito il giocatore di scacchi: preparare tre scacchiere sfidava contemporaneamente chiunque volesse partecipare alla partita. Geniale.

Se, come noi, vivete di musica come fosse pane quotidiano, sfregatevi bene gli occhioni e leggete qui:

33non potete risparmiarvi per nessun motivo una passeggiata in Denmark Street, la via della musica per eccellenza. Che vi giriate a sinistra o a destra, troverete solo strumenti e spartiti di ogni genere. Il colpo d’occhio è più unico che raro! Ci ha colpito una traversa di Denmark Street, un piccolo passaggio che conduce in una corte: tutta la parete (enorme) è tappezzata di annunci di musicisti in cerca di musicisti. Fulcro e genesi di band: fantastico!

A pochi passi da qui, nel cuore di Soho, mi raccomando, fate tappa obbligata da Sister Ray: un vero a proprio paradiso del vinile (nuovo e usato). Si trovano davvero chicche uniche, senza badare al genere (molto democratico)!

Vinili che hanno raggiunto casuccia nostra:

–          Smashing Pumpkins,  Chicago tapes and unreleased demos

E qui spendo qualche parola: vinile doppio con la stessa copertina, ma in bianco e nero, del loro capolavoro Mellon Collie and the infinitive sadness. Contiene alcuni brani, appunto, di Mellon Collie e una serie di inediti, alcuni dei quali suonati nel loro ultimo concerto di Milano al Forum che, fortunatamente, non ci siamo persi!

–          Madness, Baggy Trousers

Mitici, Londinesi, di Camden

Per info, sisterray.co.uk.

Last but not least: non perdetevi il temporary shop dedicato a Jimi Hendrix. Una vetrina che passa quasi inosservata su Gaston Street (traversa di Carnaby Steet) ma all’interno è un’esplosione! Oltre a interessanti cimeli del Genio e agli scatti originali di Gered Mankowitz, troverete tanta musica, la sua. Ci ha entusiasmato il piano interrato: prendi una chitarra (chiaramente FENDER) e suoni!

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Insomma: sono stati 4 giorno straintensi. La sensazione è stata l’aver vissuto un mese se si pensa alle persone incontrate, alle esperienze fatte, alla ricchezza acquisita.

Che possiate trascorrere altrettanto fantastici giorni londinesi!

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Saluto tutti (Londra inclusa) con uno scorcio di Cupido in Piccadilly Circus ascoltando

“Cupid de Locke” Smashing Pumpkins, dato che di loro si è parlato poco fa!

 

“We seek the unseekable and we speak the unspeakable
Our hopes dead gathering dust to dust
In faith, in compassion, and in love”

POSTicini interessanti: Londra [part I]_craft breweries, pubs&Co.

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Ho proprio voglia di portarvi a spasso per una Londra un po’ diversa dai soliti “luoghi comuni”. E’ di una Londra insolita di cui vi voglio parlare, sempre che vi sia qualcosa di effettivamente “omologato” in questa città dalle mille città.

Molto probabilmente questi POSTicini non apparirebbero nella mia tanto amata guida Lonely Planet ne, effettivamente, si affacciano sui percorsi turistici per eccellenza…ma sono interessanti proprio per questo.

Attenzione, lungi dal fare la radical chic! Ho amato questa città con tutti i suoi cliché, stereotipi e tappe del tipo “non puoi tornare a casa da Londra senza aver visto…”, ma tutto questo si trova, appunto, nelle guide. Se vi vien voglia, quindi, di una Londra diciamo un po’ più autentica, un po’ più dei londinesi, ecco qualche idea:

…al Cask per le eccezionali birre proposte…

26Si trova un po’ fuori dai circuiti turistici classici. Siamo a Pimlico (sulla Victoria Line) e a pochi passi dalla metro eccoci al Cask. Look anni ’70, ci si presenta in poltrone di pelle, un verde dominante e l’immancabile parquet ben vissuto. Ci fa sentire subito bene e subito in British mood andiamo spediti al bancone per degustarci:

–          Kirkstall Pale Ale del birrificio Kirkstall Brewery (per info kirkstallbrewerycompany.com)25

–          Sound Wave IPA del birrificio Siren Craft Brew (per info sirencraftbrew.com / sirencraftbrew.wordpress.com)

–          Gentlemen’s Wit del birrificio Camden Town Brewery (per info camdentownbrewery.com)

–          Camden Hell del birrificio Camden Town Brewery (per info camdentownbrewery.com)

–          Six Hop Ale del birrificio Dark Star (per info darkstarbrewing.co.uk)

Ci piace perché servono solo birre artigianali, ricercate e selezionate con cura e passione. La scelta è davvero enorme: al bancone sapranno ascoltare i tuoi gusti, proporti piccoli assaggi fino arrivare alla birra giusta. Fantastico!

Ci piace perché è ruvido ad autentico; c’è chi ride, chi legge, chi gioca a carte con gli amici e chi scrive post….

Ci piace la qualità delle pietanze.

(per info caskpubandkitchen.com)

…al Brew Dog per ottime birre e hamburger…

29Sul tavolo abbiamo trovato un piccolo libricino che parlava della storia di questo mitico birrificio scozzese. Nella quarta di copertina un’unica frase: “Love, Hopes & Live the dream”. Per quel che riguarda Feel food speaks è già più che sufficiente per giurare amore eterno a queste persone che ora, oltre a spillare davvero tante birre loro, hanno 10 locali sparsi per il Regno Unito e uno in apertura a Stoccolma. Noi siamo in quello di Camden Town. Altrettanto ruvido, questo locale è buio e il punk/rock è assoluto protagonista. Siamo a casa! Degustiamo:

–          Dead Pony Club (ovviamente) del birrificio Brew Dog (per info  brewdog.com)30

–          Hardcore IPA (idem)

–          Punk IPA (idem)

Ci piace come un piccolo birrificio sia diventato un tal punto di riferimento (e, perché no, un esempio) per chi fa questo mestiere.

Ci piacciono moltissimo le birre e gli hamburger che mangiamo

(per info brewdog.com)

…al Rock&Sole Plaice per un imperdibile fish&chips

fish&chipsImmancabile il fish&chips. Proprio non si può evitare. Quindi tanto vale dedicarsi al migliore (e più antico) posticino: il Rock&Sole Plaice.

Vi assicuro che da fuori (ma anche ai tavoli all’interno) non gli dareste un soldo bucato ma poi la qualità e la varietà del pesce, la croccantezza del fritto (totalmente privo di unto) e la consistenza delle patatine vi faranno ricredere. Merita davvero! E poi si trova a Covent Garden, un must!

…da Gail’s per un delizioso spuntino di metà pomeriggio a Soho…

Arriverete di certo davanti a Princi passeggiando per Soho, fantastico posto se siete a spasso a Milano, ma dato che siete a Londra, proseguite fino all’angolo con Victoria Rd: troverete questa adorabile panetteria/pasticceria. Ipnotizzati dalle torte in veratrina, potrete gustarne una fetta della vostra preferita accompagnata da un caffè caldo o un the (che con il freddo che fa in questa città non guasta mai)! Esattamente quello che abbiamo fatto noi!

Ci piace molto l’atmosfera semplice e luminosa; trasmette grande serenità ed allegria.

(per info gailsbread.co.uk)

…al Philomena’s per il mitico Sunday Roast

Dedicato alle famiglie nei pub la domenica sera, il Sunday Roast è un piatto unico davvero molto interessante. Si tratta di uno stufato di manzo (oppure maiale o pollo, a scelta) con verdure, patate al forno e Yorkshire pudding. Anche in questo caso, abbiamo girato e girato fino a trovare un pub che non esponesse menu con foto all’esterno: questo significa che è un pub per Londinesi. Ed eccoci al Philomensa’s – sempre in zona Covent Garden (40 Great Queen Street).

Ci piace che siamo stati accolti da una cover band dei Beatles: un unplagged fantastico subito fuori dall’ingresso del pub.

Ci piace perché ci sentiamo molto British e il Sunday Roast servito qui è fenomenale, anzi philomenale! La carne è davvero strepitosa con quel sughetto di brasato sul fondo.

Fine della Part I…ma la Part II è già in corso d’opera! A presto!…anzi…see U soon!

Le vie del luppolo sono infinite

Premessa: chiedo perdono a chi è veramente esperto e competente. Siate magnanimi!

IBF

IBF

Rientrata da due giorni tutt’altro che facili in terra tedesca, il tuffarmi nel mondo delle birre artigianali italiane è stato un vero e proprio toccasana!

Insomma, come accennavo nel post della scorsa settimana, Feel food è stato con Amici all’IBF – Italia Beer Festival.

Premetto nuovamente che non sono così ferrata sull’argomento e ammetto (me, tapina) che la birra non è esattamente il mio “nettare” prediletto. Ma via, ci si cimenta! Imparo, imparo, imparo!

Anche perché, a costo di sembrare monotematica (mi perdonerete per questo, spero) tutte le persone all’opera dietro gli stand sono ragazzi che son partiti da un’idea e ora stanno spillando un Sogno! Quindi, non ci si può astenere dal parlare di loro!

Ma come funziona quest’allegra fiera giunta alla sua ottava edizione? Semplice: si pagano 8 € all’ingresso, ci si mette al collo il calice e poi si cambiano (nel vero senso della parola) quanti euro si vuole in “gettoni”. Questi ultimi saranno la sola moneta di scambio ammessa agli stand! Insomma, 1 gettone = 1 degustazione da 10 cl, 2 gettoni 25 cl.

Ma non divaghiamo; ecco le birre degustate! Tutte davvero molto interessanti!

I birrifici

I birrifici

Gerica del Birrone

Lamù del Birrificio Geco

Vaitra del Birrificio Hibu

Saltafoss del Birrificio Lambrate*

Vlad del Birrificio BQ

Terzo Miglio di Birrificio Rurale

Spaceman del birrificio Brewfist

Tainted love che lasca dalla collaborazione tra il birrificio Extraomnes e Toccalmatto

Donker del birrificio Extraomnes

Hopbloem del birrificio Extraomnes

Il “premio” Feel food va, però, a Hopbloem del Birrificio Extraomnes (extraomnes.com). Ecco come la descrive chi l’ha creata:

Extraomnes

Extraomnes

“Birra ad alta fermentazione non pastorizzata rifermentata in bottiglia e/o fusti. Alc. 5,7% Vol. Temperatura di servizio: 6-8°C.

Schiuma fine ed abbondante su un dorato opalescente. Al naso spiccano i riconoscimenti di citronella, melissa e di un fruttato che vira dall’agrumato al tropicale. Il sorso è asciutto, con un finale amaro prolungato sul quale si interseca un vegetale di essenza di limetta.”

Per quel che mi concerne, la definirei poliedrica: amara ma non tranchante, talmente ricca di profumi e aromi da potersi rinnovare ad ogni sorso. Racconterò il nostro abbinamento con la nostra birra preferita la prossima settimana.

Per ragioni del tutto evidenti (coma etilico), non abbiamo potuto assaggiarle tutte ma voglio comunque lasciarvi l’elenco dei birrifici presenti al Festival perché sono fermamente convita che se lo meritino. Dietro ognuna di queste birre c’è un mondo intero: c’è impegno, tempo, conoscenza, passione, competenza, esperienza, sperimentazione, dedizione, duro lavoro e forte spinta verso l’eccellenza.

Amiata, BQ, Bi-Du, Birradamare, Birrone, Brewfist, Croce di malto, Del forte, Doppio Malto; Endorama, Extraomnes, Foglie D’erba,

Freelionsbeer, Gambalò, Geco, la Mia Birra, Lambrate*, L’inconsueto, Manerba, Orso verde, Retorto, Rurale, Sibter Himmel, Toccalmatto, Un terzo, Valcavallina, Kamun, Hibu, San paolo, Trami

Per non parlare, ragazzi, di quanto si impara in occasioni come questa! Ci si confronta durante i seminari monografici, si condividono esperienze, ci si spremono le meningi per trovare accostamenti interessanti tra pietanze e birre assaggiate!

La sottoscritta però è rimasta sbalordita dall’affascinante (anche se un po’ ruffiano) risultato della spillatura con sistema Randall: la birra viene fatta passare attraverso un filtro riempito di luppolo fresco subito prima di raggiungere l’amato boccale.

Il profumo che i fiori nel filtro conferiscono ad una birra dal carattere deciso e amaro è davvero fenomenale!

Trovare queste birre in commercio non è assolutamente difficile: ormai ogni città medio/grande ha i propri beershop. Ultimamente, queste birre di alta qualità hanno fatto la loro comparsa anche nelle enoteche. Se proprio, poi, devo dirla tutta, noi siamo particolarmente fortunati! Il nostro punto di riferimento è Solo Birra in via Bergamo 17 a Monza (per info solobirra.com).Qui vi accoglierà Matteo che, con la sua passione, la sua competenza e la sua spiccata cordialità, saprà ascoltare i vostri gusti conducendovi a passeggio per il Mondo e i birrifici artigianali che lo popolano!

Solo Birra

Solo Birra

E anche da neofita quale sono, posso assicurarvi che una birra artigianale è un meraviglioso punto di non ritorno: una volta apprezzata sarà impossibile gustarsi una bionda della grande distribuzione.

In attesa della sessione estiva, degustiamo solo birre artigianali!

Per quel che concerne Feel food speaks, ci si risente la prossima settimana: Londra ci aspetta. Promessa: ci saranno un sacco di esperienze e POSTicini interessanti di cui parlare.

* di cui vi avevo già parlato nel POSTcino interessante: lo storico Birrificio Lambrate, la sua produzione e il cosciotto

In tavola: il dono dell’accoglienza

In tavola...

In tavola…

E’ la seconda metà di marzo e, a conti fatti, la primavera è arrivata…ma, un attimo…fuori sta nevicando, di nuovo . E parecchio, pure. Fa un freddo, di nuovo. E parecchio, pure.

Oh mamma mia, ma attacca e sta imbiancando tutto, di nuovo.

Ma no, non vuole essere una disquisizione sul tempo che sarebbe decisamente poco consona al tema sebbene molto british.

Ma è del calore che stasera vorrei parlare. Del calore di un invito a pranzo, del calore dell’accoglienza nella propria casa, dell’attenzione dedicata alla casa nella sua forma migliore, alla tavola, ai dettagli.

Scrivo felice stasera. L’animo colmo. Caldo. Ma niente piatti o menu stasera: solo la gioia del ricevere.

Questa riflessione nasce dalla chiacchiera fatta mentre lavavamo i piatti questa sera. Abbiamo avuto una coppia di amici a pranzo oggi con i quali abbiamo trascorso un pranzo in allegria e un pomeriggio sereno condividendo le nostre esperienze di viaggi. Una volta soli è emerso il sentimento condiviso della gioia dell’aprire la porta della nostra casa. Del significato profondo dell’invitare qualcuno a condividere un pranzo sotto lo stesso tetto, alla nostra tavola.

Sono convinta che aprendo le porte di casa mostriamo ciò che c’è di più intimo e profondo: il rifugio della famiglia. Mettiamo a nudo ciò che siamo e lo condividiamo: la casa nella quale accogliamo i nostri ospiti, la tavola che imbandiamo, la cura nei dettagli, il tempo dedicato alle pietanze dicono molto, moltissimo di noi. Non è paragonabile ad una cena fuori, nemmeno lontanamente, ma è molto molto di più.

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Colmi di questa sensazione, è più facile spiegare e comprendere il perché oggi mi soffermo solo sui segna posti fatti come sacchetto dono; fatta la premessa, è più semplice raccontarne.

Abbiamo preparato dei cantucci ieri (vi pubblicherò la ricetta a breve). Su piccoli sacchetti di carta stile panettiere, abbiamo scritto il nome della persona a cui era destinato il sacchetto prima di riempirlo con 3 cantucci. Abbiamo poi ripiegato l’estremità e, fatti due fori con una bucatrice, li abbiamo chiusi con della rafia. Adorabili, nella loro estrema semplicità.

18E’ davvero una sciocchezza, ma il preparare un piccolo dono fatto a mano per gli ospiti che varcano la soglia della nostra casa vuole essere una piccola dimostrazione del fatto che, varcando quella soglia, hanno varcato anche quella del nostro cuore.

Con questa serenità mi accingo ad iniziare una nuova settimana che ci porta dritti dritti ad un weekend pieno di appuntamenti birro-gastronomici molto interessanti (ai quali cercherò di partecipare in ogni modo):

– Italia Beer Festival, 22-24 Marzo, Studio 90, Via Mecenate, 90 – Milano

Cibo a regola d’arte, 21-24 Marzo, Museo della Scienza e della tecnica – Milano

Ma ne riparliamo in settimana!…

POSTicini interessanti per un weekend enogastrorock: Bologna, Afterhours & Co.

Ieri niente ricettina del lunedì perché spero tanto di farvi venire oggi una voglia pazzesca di una gita fuori-porta in quel di Bologna. Non posso e non voglio aspettare che questo entusiasmo si sedimenti né tanto meno che le sensazioni portate a casa svaniscano riassorbite dalla quotidianità.

Come spesso ci capita appena mettiamo il piedino fuori casa, abbiamo incontrato persone belle, piene di voglia di fare, piene di colore e, come ultimamente mi piace dire, luminose. Questo è entusiasmante, non trovate?

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Ma diamo il via al nostro weekend enogastrorock: merenda con un calice di Sangiovese Riserva e fiocco di culatello con tigelle calde in Piazza Grande all’aperto e con le prove del concerto per l’anniversario della nascita di Lucio Dalla in sottofondo. Perché Dalla si percepisce in ogni strada di Bologna. Suggestivo.

Passeggiando per la città rossa (per il caratteristico colore che la predomina) è stata per noi una piacevolissima sorpresa scoprirla incredibilmente cosmopolita e viva: 24/7 di energia.

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…per poi continuare a passeggiare e trovarsi in un istante immersi nella preziosa e solenne quiete dell’Ex Ghetto Ebraico.

E poi di nuovo rumore e vita intorno al canale Reno.

E poi di nuovo quiete.

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La cena Dal Biassanot (via Piella, Bologna): proprio quel che piace a me, a noi. Un posticino prezioso con pochi coperti, caldo e raccolto. Ci accoglie la proprietaria e la semplicità (nell’accezione più nobile del termine) con cui ci riceve ci fa sentire subito a casa. Essendo nella patria della pasta fatta in casa ci dedichiamo ad un disarmante tris di primi: la mano che ha tirato la pasta al mattarello e impastato gli gnocchi è miracolosa! Geniale il gelato alla crema con aceto balsamico. Tutto molto molto interessante davvero: materie prime genuine e di eccellente qualità.

le stanze del carroQuesto posticino ci è stato consigliato da Olga, preziosa fanciulla siberiana che si è occupata del nostro riposo al B&B Le Stanze del Carro (via del Carro, ex Ghetto, Bologna). La posizione è davvero insuperabile, l’ambiente è curato e famigliare, tutto è pulito funzionale e luminoso. Il luogo perfetto per dormire in città. Ultimo ma non ultimo, il nostro quadrupede è stato accolto con lo stesso entusiasmo riservato per noi bipedi: “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali” Gandhi.

E poi loro, finalmente loro. Il motivo che ci ha spinti a buttar due cose in borsa e saltare in macchina:

Afterhours, prima data del Club Tour!Club-Tour-2013-LOW

Amandoli sconsideratamente, gli aggettivi che mi vengono in mente sono davvero tanti; quello che attribuirei loro oggi è inesauribili. Seguirli per 17 anni e non averne mai abbastanza non ha prezzo, per tutto il resto ci sono i loro dischi. Il concerto. Solo un episodio per esprimere la classe on stage: un gruppo dopo due ore di energia pura rientra e, a spie spente, regala un ultimo pezzo la dice lunga sullo spessore artistico raggiunto.

Ruvida e graffiante, questa band milanese è capace di colpire duro proprio su quel pensiero ben nascosto perché difficile da gestire. Poetici e intensi come un grande amore, come un grande dolore. Duri e feroci come un pugno in faccia. Se sono anche solo un pochino riuscita ad incuriosirvi, vi consiglio “Hai paura del buio?”; uno dei miei dischi preferiti in assoluto che recentemente ha anche vinto il premio come miglior disco indipendente degli ultimi 20 anni.

Lasciate che vi passi attraverso: sarà senza ritorno.

Dulcis in fundo, dopo tutte le meraviglie di cui sopra, non ci siamo certi risparmiati un giretto sui colli bolognesi (mannaggia a Cremonini) per una succulenta e definitiva crescentina con salamella, cipolle e peperoni mentre un caldo sole primaverile ci baciava spensierato.

…come? State già prenotando? Eh beh, lo posso capire!

POSTicino interessante: lo storico Birrificio Lambrate, la sua produzione e il cosciotto


Ci troviamo a Milano in un freddissimo sabato sera per una festa di compleanno di due ghiottoni del gruppo. Si prenota al Birrificio Lambrate.

L’atmosfera che si respira entrando è allegra ed accogliente: le pareti color amaranto sono coperte da pannelli scuri che conferiscono intensità al luogo. Sullo sfondo poi, una stufa conferisce quel calore che completa il tutto. Ci si riscalda, in ogni senso.

Chiaramente la birra la fa da padrona sia al bancone (per ovvie ragioni) sia  in cucina dove ogni piatto che viene cucinato ha come ingrediente una delle birre del Birrificio.

La produzione è davvero degna di nota per qualità e varietà: le birre hanno nomi che sono simboli per la città di Milano come la Ghisa (il vigile), la S. Ambroeus (S. Ambrogio, il patrono della città). In tutta sincerità, non sono una grande esperta di birre: mi è stato spiegato che preferisco quelle con una nota luppolata più intensa. Ciò che per me è importane è che qui, grazie alla scelta disponibile, anche i palati più esigenti possono trovare risposte alle loro domande.

Ma che esperienza è stata il cosciotto: tre paradisiaci chili di tenerissima carne cotta alla perfezione, avvolta nella sua croccante cotenna e bagnata da un sughetto di cottura che ha condotto le nostre papille nell’olimpo dei golosoni! Dire che era perfetto non gli rende giustizia!

Davvero buono, buono e ancora buono.

Gli affettati: superlativi. Come se non bastasse, essendoci trovati ad aspettare qualche minuto in più (solo qualche, davvero), ci siamo visti recapitare un tagliere misto omaggio della casa. Questi sono i gesti che fanno la differenza e che fanno trasparire l’amore per il proprio lavoro e la cura verso il cliente, il tutto con una semplicità disarmante e priva di inutili virtuosismi.

E che cosa vogliamo dire dei dolci: imperdibile è il ghisamisu! Si, esatto, avete capito bene: la Ghisa ne è un ingrediente.

Insomma, se non fosse chiaro, questo locale è davvero un POSTicino molto interessante e merita una visita se si cerca una serata “birracentrica”.

E così, come il Birrificio e la sua produzione sono diventati un tassello imprescindibile del mosaico dei birrifici artigianali nel milanese e in Italia, sono fermamente convinta che il cosciotto di maiale assaggiato qui sia destinato a diventare un “must taste“.

Se vi è venuta voglia di farci un salto, trovate tutte le informazioni necessarie sul loro sito: www.birrificiolambrate.com