Siate padri esemplari “with arms wide open” (Creed)

1crplpadrefiglioSiate padri esemplari perché è il nostro esempio che i nostri figli seguiranno: poca teoria e tanta tanta concretezza nei fatti e nelle azioni. Siate una guida luminosa.

Siatelo a braccia spalancate perché possiate essere un luogo caldo ed accogliente sempre, nel quale regna l’Amore incondizionato, protezione e rispetto.

Opera difficile e ambiziosa, ma se prendete per mano la vostra compagna e fate un respiro profondo tutto verrà da sé e sarà sempre una domenica di sole.

Perché se vogliamo che il mondo cambi, il cambiamento deve partire da noi stessi cercando di essere migliori per il nostro futuro: i nostri figli!

Questo brano è nella playlist che il nostro Feel Food Pupo ascoltava (e ascolta tutt’ora) quando era nella mia pancia: scelta da papà Feel Food.

Well I just heard the news today
It seems my life is gonna change
I closed my eyes, begin to pray
Then tears of joy stream down my face

With arms wide open under the sunlight
Welcome to this place I’ll show you everything
With arms wide open
With arms wide open

Well I don’t know if I’m ready
To be the man I have to be
I’ll take a breath, I’ll take her by my side
We stand in awe, we’ve created life

With arms wide open under the sunlight
Welcome to this place I’ll show you everything
With arms wide open now everything has changed
I’ll show you love I’ll show you everything

With arms wide open
With arms wide open
I’ll show you everything, aw yeah
With arms wide open, wide open

If I had just one wish only one demand
I hope he’s not like me, I hope he understands
That he can take this life and hold it by the hand
And he can greet the world with arms wide open

With arms wide open under the sunlight
Welcome to this place I’ll show you everything
With arms wide open now everything has changed
I’ll show you love I’ll show you everything

With arms wide open
With arms wide open
I’ll show you everything, aw yeah
With arms wide open
Wide open

With arms wide open – Human Clay – 1999 – Creed 

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Julie & Julia [de noartri] atto I: Tajarin con crema di funghi porcini

…ci sono giorni in cui il pupo vince su tutti i fronti. Per dirla come si usa dalle nostre parti: ci fa un paiolo così. Insomma si porta a casa il pacchetto completo e ti lascia con un pugno di mosche, se ti va di lusso. Anzi, per non saper ne leggere ne scrivere (e nel suo caso, letteralmente) generalmente, si porta via pure quelle. E quando dico bottino completo, intendo veramente completo: tempo, energia, idee, lucidità, prestanza e presentabilità fisica nonché equilibrio psicofisico. Poi però ti sgancia un sorrisone sdentato che ti fa morire dal ridere e tutto passa, il sole splende in una giornata di pioggia, sorprendi il compagno che ti guarda innamorato, arrivano le vacanza, è il giorno del tuo compleanno o di Natale, saldi il tuo mutuo centenario, ricevi un mazzo di fiori inaspettato, ti avanzano un paio d’ore libere, ti gusti una mostra non sovraffollata (cose belle in ordine sparso)…insomma, un momento speciale.

Ci sono poi, però, giorni in cui il pupo è generoso, ti lascia credere che sia tu a condurre i giochi (e noi ingenui genitori principianti gli crediamo…io almeno). E allora via che leggo, scrivo e cucino come se non ci fosse un domani.

Oggi è un giorno di quelli e ho iniziato un nuovo libro di cui di certo vi parlerò, ho scritto un po’ di post che leggere nei giorni a venire e, soprattutto, ho preparato la prima ricetta del nostro Julie & Julia [de noartri].

Sono partita con i tajarin “40 tuorli” della signora Maria del Boccondivino, Bra. Si stratta di tagliolini sottilissimi stesi e tagliati a mano. La cuoca consigliava di farli con burro e salvia, completandoli con il parmigiano. Io mi sono permessa di condirli con la crema ai funghi porcini che prepara la mia mamma. Ragazzi, che bontà!

Bando alle ciance! In cucina!

 

In generale, per il piatto completo:

Difficoltà: media, serve un po’ di manualità per fare la pasta

Cottura: 2 min. la pasta – 10 min la crema         Preparazione: 1 orai (+ 30 minuti per far rinvenire i funghi)

Dosi: 2 persone

 

I tajarin “40 tuorli”

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Ingredienti –> Tuorli d’uovo: 4 – Farina 00: 100g – Sale: un pizzico (40 tuorli per 1 Kg di farina…)

Su una spianatoia disponiamo la farina a fontana perché possa accogliere i 4 tuorli e il pizzico di sale. Impastiamo fino ad ottenere un impasto sodo ed omogeneo. Armiamoci, quindi di forza e mattarello per stendere la pasta fino ad ottenere una sfoglia sottile sottile. Una volta bella asciutta, arrotoliamola e tagliamola a fettine sottilissime in modo che si ottengano fantastici tagliolini.

Attenzione: la cottura è velocissima, non più di 2-3 minuti in acqua bollente, salata e con una lacrima d’olio (trucco della nonna per cuocere la pasta fresca)

La crema ai funghi porcini

Ingredienti –> Cubetti di pancetta affumicata: 50 g – funghi porcini secchi: 50 g – burro: 80g – panna fresca: 100g – sale e pepe: qb

Facciamo rinvenire i funghi in acqua calda e una volta ammorbiditi passiamoli  nel frullatore ad immersione. Scaldiamo il burro e facciamolo soffriggere la pancetta fino a dorarla. Aggiungiamo a questo punto i funghi e la panna e cuociamo a fuoco lento per 10 minuti aggiustando di sale e pepe a proprio gusto.

piattoChiaramente, se disponiamo di porcini freschi tanto di guadagnato!

Buon appetito!!

“Julie&Julia” [sempre de noartri] declinato all’Osteria…

Il signor Feelfood mi ha fatto un regalone molto speciale! Occasione? Il nostro non-sanvalentino! È uno di quei doni che butta carbone nella fornace di un progetto. È uno di quei gesti che ti dice a chiare lettere “Sono a bordo” anche se la quotidianità e le esigenze di una Famiglia “ti costringono” con i piedi per terra. È una bella costrizione, ci mancherebbe, ma comporta il fatto che per un pochino il famoso cassetto rimanga chiuso. Non ditegli che ve l’ho detto ma  parte della dedica diceva che magari, un giorno, anche la nostra Famiglia sarà immortalata in un libro del genere. Che sogno luminoso!

copertinaMa torniamo a noi: che cosa mi ha regalato? Un fantastico libro edito da Slow Food Editore. Il titolo è “la grande cucina delle OSTERIE D’ITALIA” e raccoglie le 22 migliori e più promettenti osterie del nostro territorio secondo Slow Food, appunto. Osterie e trattorie vengono infatti definite dagli autori come il “futuro della ristorazione italiana” in quanto “principali ambasciatrici della nostra cucina nel mondo”. È un libro fantastico perché parla della storia e dei valori di queste persone e delle loro famiglie davvero fuori dal comune. Sono persone che hanno fatto delle loro cucine una vera e propria missione: qualità, genuinità e passione per un’operosa quotidianità dedicata all’ospitalità. Degno di particolare nota in questo volume sono le immagini che non si limitano a ritrarre cibo o salette agghindate per l’occasione ma ritraggono volti sudati, persone all’Opera, mani sporche e Anime colme, abbracci e grande senso di Comunità.

Ultimo ma non ultimo, alla fine di ogni Storia troviamo alcune ricette che i cuochi delle Osterie stesse ci hanno messo a disposizione. Bene, ho deciso, un po’ alla “Julie&Julia”, che le proverò per voi e poi ve ne racconterò i risultati. Tutto questo nell’attesa di saltare in macchina per andare a visitare questi posti unici di persona e parlarvene a ragion veduta. [Aimè, per le ricette con le frattaglie temo che avrò bisogno del signor Feelfood perché…proprio non ce la faccio].

In attesa che io mi metta ai fornelli, rieccovi i dettagli del libro “la grande cucina delle OSTERIE D’ITALIA” edito da Slow Food Editore (Bra, 2013).

Buona lettura e buon appetito!

POSTicini interessanti: pranzetto nel Central Park (de noartri)

…e poi succede che, dopo tanti, troppi, giorni di pioggia battente qualche folata di vento piazzata a dovere spazza via tutto con un cielo blu indescrivibile come risultato. Fortuna vuole che si era anche organizzata una mangiata tra amici!

Ecco come è nata una fantastica giornata di limpido sole invernale da trascorrere con amici speciali nel Central Park “de noartri”: pranzo nel Parco di Monza all’Osteria del Dosso.

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Il giardino – foto tratta dal sito dell’Osteria

Che siate a piedi, in bici o a cavallo, questo posticino è perfetto per un bel pranzo o per uno spuntino per poi ributtarsi nel verde. Situato all’ingresso di Villasanta (per chi non fosse do Monza e dintorni: il perimetro del Parco confina con diverse cittadine e ha molti ingressi per accedervi), questa osteria offre posti a sedere sia in esterna che all’interno: tutto però coerentemente all’insegna della semplicità e del buon gusto. Nulla di elegante ma tutto estremamente gradevole e rilassante. Cosa ci è piaciuto di più? La vetrata a tutta parete che si affaccia sul parco: un grande prato vede, un canale e sullo sfondo alberi e cielo terso. Basterebbe questo a rendere memorabile il pranzo: un panorama davvero prezioso.

La vetrata – foto tratta dal sito dell’Osteria

Ma non è  tutto qui: abbiamo mangiato molto ma molto bene! Piatti caserecci, niente di elaborato o sperimentale ma ogni piatto assaggiato parlava di materia prima di qualità tratta con rispetto. Esempio possono essere i tortelli di magro che ho mangiato io personalmente: il ripieno, morbido e cremoso era avvolto da una pasta dallo spessore perfetto ed erano conditi con una crema alle noci davvero buona. Ottimo anche il tagliere con affettati e formaggi che ha aperto le danze del nostro! I miei commensali hanno assaggiato tagliatelle al ragù di cervo, bollito misto con mostarda e la mitica trippa: i piatti sono stati spazzolati con entusiasmo! Ultima ma non ultima una menzione al personale di sala: tutti simpatici e gentili nonostante il gran daffare.

Riflettevo sul fatto che siamo sempre più abituati a mangiare in posti con il sostantivo “osteria” sull’insegna (che oggi fa molto figo)  ma che dell’osteria hanno ben poco: qui ci siamo invece sentiti bene, accolti in un ambiente semplice, ben curato e abbiamo mangiato cibo di ottima qualità senza pretese da alta cucina e tutto questo va letto ed interpretato in chiave molto positiva!

Sazi e soddisfatti, nessuno ci ha tolto una bella passeggiata nello splendido Parco di Monza, che anche nelle fredde e luminose giornate d’inverno conserva sempre grande fascino e genuina bellezza!

…ma oggi diluvia di nuovo…inverno infernale!

Aspettando la bella stagione, ci torneremo di sicuro!

Se vi è venuta un po’ di voglia, qui trovate tutte le info del caso: www.osteriadeldosso.it

I signori della comunicazione Barilla votati al suicidio? (ricettina del lunedì)

Benissimo, facciamoceli noi i biscotti, che è meglio! (vi prego di leggere questa affermazione richiamando alla memoria la voce fastidiosa di Puffo Quattrocchi, grazie).

Insomma, questa ve la racconto. Ieri mattina, forse un filo meno assonnata del solito, mi sono dedicata ad una frugale colazione con latte e biscotti. Gli storici Galletti del Mulino Bianco. Prendo il primo e tutto fila liscio, prendo il secondo e…ma un attimo, è diverso dal precedente, c’è sopra una gallina invece del canonico gallo. Mi tuffo a pesce nel sacchetto convinta di essere impazzita o speranzosa di aver vinto qualche premio tipo “trova il biscotto diverso” ma il sacchetto è colmo di galli e galline. Gulp…ma non è tutto! Faccio per mettere giù il sacchetto e mi accorgo che è pieno di cuoricini e frasi da cariare uno sdentato come “Rosita e…la ricetta dell’amore” o altre galline che trovano il vero amore e via dicendo…Sconcertata.

Ma io mi chiedo, cari signori della comunicazione della Barilla (proprietaria del marchio Mulino Bianco), santa pazienza, ma se un infelicemente single non per scelta si accorgesse della vostra idea brillante alle 6 di un lunedì mattina di pioggia battente? Capite bene che aveste delle responsabilità se vi venisse addebitata della terapia? Come se non bastasse, manca meno di una quindicina di giorni a S. Valentino, ma state scherzando? Ritirate subito queste confezioni dal mercato!

Insomma, io posso capire la scelta di Banderas (gran pezzetto di manzo, giusto per restare in tema di pietanze) visto che poi è il gentil sesso a fare la spesa per qualche marito annoiato e pantofolaio; ma tutta sta melassa sui biscotti ecco, ad una prima riflessione, mi par eccessiva…

Ma un attimo, fatemi fare mente locale. Ma il bel mugnaio non amoreggiava mica con delle galline negli spot qualche tempo fa? Ah, ecco l’illuminazione! Quindi, pane al pane vino al vino, sveliamo gli arcani e diciamo un po’ le cose come stanno in casa Mulino Bianco: le signore al supermercato che sognano il Banderas rappresentano le gallinelle che amoreggiano con il mugnaio che, a sua volta è simboleggiato dal gallo nella pubblicità: quindi galli e galline nel sacchetto dei biscotti. Oh mamma mia ragazzi!

Ecco cari signori della comunicazione della Barilla, a parte che tutto ciò è un filo sessista nonché machiavellico, ma insomma, credo che dobbiate un filo rivedere la vostra strategia di comunicazione. Abbiamo tutti apprezzato l’archiviazione della famiglia felice alle 7 del mattino tutta riunita attorno al tavolo della colazione: questo non basta, però, per digerire la festicciola nell’aia che avete messo in piedi. Dopo lo scivolone di stile del Signor Barilla (mi riferisco alla predilezione della “famiglia tradizionale”, qualsiasi cosa questa affermazione volesse significare) qui si annaspa davvero…

Quindi, volete sapere che c’è?

I biscotti ce li facciamo da soli!

I Canestrelli

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Difficoltà complessiva: Media

Cottura: 18/20 min.           Preparazione: 30 min + 1 ora di riposo

Dosi: per circa 20 biscotti del diametro di 3cm ca.

Ingredienti:

Tuorli d’uovo: 2 sodi – Zucchero a velo: 50g – Farina: 100g – Fecola di patate: 70g – Burro: 100g – Vanillina: 1/3 di una bustina, Scorza li limone

44 Facciamo bollire le uova per estrarne i due tuorli sodi (facciamoli bollire per 8 minuti, ca.). mentre le uova cuociono, uniamo la farina, lo zucchero, la fecola di patate e la vanillina. Uniamo poi i tuorli sodi pattati al setaccio e il burro a temperatura ambiente (non fuso, mi raccomando). Una volta ottenuto un impasto omogeneo, mettiamolo in frigorifero avvolto nella pellicola perché riposi per un oretta almeno. Trascorsa l’oretta, lavoriamo la pasta al mattarello fino ad ottenerne uno strato spesso un centimetro circa. Con uno stampino a forma di fiore, prepariamo i canestrelli che poi verranno informati per 18 / 20 minuti a 170° (forno statico).

 

La friabilità che otterrete vi darà dipendenza…fatene tantissimi, fidatevi di me!

Appeso il sombrero dopo le vacanze? E vai di fajitas mista…

Sabato sera tra amici e le idee per una cena originale scarseggiano?

Voglia di gozzoviglia?

Voglia di qualcosa di buono (che non sia un Kinder Bueno per cena) ma non avete troppa voglia di spadellare mezza giornata?

Bene, mettete da parte pizza da asporto, eleganza e ritegno: ci buttiamo anima e…mani su una spettacolare fajitas mista, fatta in casa (per la sua parte più importante, almeno)…perché le cose fatte in case sono sempre un pezzo più buone!

Innanzi tutto è facilissima da preparare da preparare e con po’ di fantasia la si può rendere davvero unica. E poi è un piatto davvero veloce e relativamente poco costoso.

IMG_4781 Senza parlare poi della qualità degli ingredienti (principalmente la carne) che non sempre si riesce ad ottenere nei ristoranti.

Dulcis in fundo: è velocissima e, se preparata al momento con gli amici sorseggiando una birretta o semplicemente con i bimbi, è uno di quei piatti capaci di creare l’atmosfera giusta!

Per chi non le conoscesse, si tratta di “cialde” (tortillas) tiepido farcite (“a tubo”) con carne di pollo e manzo saltate in piastra e una serie di salse e condimenti vari. Devono essere mangiate rigorosamente con le mani!

La ricettina che vi propongo nasce proprio da noi; ci siamo innamorati questo piatto una delle nostre prime volte al messicano e, nel corso poi del tempo, l’abbiamo perfezionata senza cercare la ricetta…probabilmente non sarà troppo conforme alla tradizione (ci scusino i fratelli Messicani e chi le ha assaggiate “in originale”) ma è tanto tanto buona e divertente.

Il prossimo step di Feelfood Speaks sarà la guacamole casalinga e la tortillas…vi saprò dire!

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Prepariamo le fajitas:

Difficoltà: facilissima

Cottura: 20 min.            Preparazione: 20 minuti (+ 1 ora di riposo)

Dosi: le quantità che trovate qui di seguito vanno bene per circa 6/8 fajitas, tutto dipenderà da quanto sarete “generosi” nella farcitura delle vostre! Mi vergogno un po’ nel dirvi che noi ce le mangiamo in due…ma non ditelo a nessuno!

Ingredienti:

Petto di pollo: 400g – Manzo a fettine: 400g – Peperone giallo:1/2 – Peperone rosso:1/2 – Cipolla bianca: 1 – Tortillas: 1 confezione da 8 pz. – Olio evo: qb – Sale e pepe: qb

Condimenti a piacere (salsa guacamole, pomodorini, salsa chilly, mais, panna acida, formaggio, zucchine grattuggiate e chi più ne ha più ne metta)

Tagliamo il pollo e il manzo a strisce di 1 cm scarso di larghezza e 5/6 cm di lunghezza e mettiamoli a riposare con un po’ d’olio sale e pepe. Lasciamoli così per un’oretta circa.

Nel frattempo, prepariamo i peperoni e la cipolla: tagliamo i peperoni esattamente come la carne, lasciando magari le strisce un po’ più lunghe e affettiamo la cipolla.

Trascorsa l’oretta di riposo della carne, scaldiamo una piastra a fuoco vivo e, una volta molto calda, mettiamoci le verdure. Quando i peperoni ammorbidiranno e le cipolle imbiondiranno, sarà giunto il momento di aggiungere la carne per portare tutto insieme a cottura. Saliamo e pepiamo a piacere.

Poco prima che la carne sia pronta, preriscaldiamo il forno a 150° e, una volta avvolte le tortillas in un canovaccio, infornatele per servirle tiepide.

Pronta la carne, mettetiamola in tavola lasciandola sulla piastra in modo che conservi il suo calore il più a lungo possibile.

Ora ogni commensale potrà prepararsi la propria fajita a piacere mettendo di tutto un po’ di quel che avete messo in tavola (vedi “condimenti a piacere”): una grande scorpacciata goliardica assicurata!

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Trascorrete un weekend fenomenaleeee!

Ricettina del lunedì: le tanto amate/detestate meringhe!

Eh già, non c’è alternativa o mezze misure: le meringhe o si amano o si odiano:

le "piccole" su piattino da caffè

le “piccole” su piattino da caffè

E quando è amore (come nel mio caso) sviluppano una dipendenza tale per la quale o si finisce tutta la meringa o si impazzisce. Non c’è scampo. La puoi posizionare il più lontano possibile da dove, poi, ti metterai ma il tuo cervello rielaborerà un solo stimolo: c’è ancora meringa, c’è ancora meringa, c’è ancora meringa… Avete presente un mantra? Anzi no, il paragone giusto è “Il pozzo e il pendolo” di Poe. Tutto questo finché, sfiniti, non ci si arrende all’evidenza: la meringa deve essere mangiata tutta.

E quando è odio, l’avversione è davvero profonda e totale. Non ammette deroghe alcune. Può nauseare anche solo l’odore o solo la vista dell’incriminata.

Purtroppo (in caso facciate parte di quest’ultima fazione) o per fortuna vostra io amo sconsideratamente le meringhe. Non parlo di meringate, gelati o semifreddi di sorta ma solo di quelle candide, pure, eteree nuvelette di paradiso.

Mi ricordano l’infanzia e poi ci vuole tanto tempo per cuocerle a dovere: la ricetta è molto semplice ma bisogna prendersi del Tempo perché meritano cura e attenzione, come tutte le cose preziose, del resto.

Piccole e croccanti con, talvolta, quel cuore morbido e dolce, non possono che rappresentare il meritato premio se la settimana trascorsa è stata difficile (è complicato prepararle al di fuori dei fine settimana per via dei tempi di cottura). Sono fantastiche anche se invitate qualcuno per un caffè. Per non parlare di quando si è immersi in un buon libro…una via l’altra!

In cucina allora, senza ulteriori indugi!

Le meringhe

 Difficoltà complessiva: Facile – ma serve pazienza

le "piccole" in tazzina da caffè

le “piccole” in tazzina da caffè

Cottura: 3-4 ore                Preparazione: 45 min

Dosi: per circa 20 meringhe piccole (diametro di 1,5 cm circa) + 6 meringhe medie (diametro di 4 cm circa) + 3 meringhe grandi (diametro di 8 cm circa)

Ingredienti:

Albume: 100g (circa 3 uova) – Zucchero: 200g – Succo di limone: 1 cucchiaio – Sale: qb

Prepariamo le meringhe:

Iniziamo a montare con le fruste elettriche (o l’impastatrice a motore per i fortunelli che ne hanno una) l’albume con un pizzico di sale e il cucchiaio di succo di limone. La quantità di limone è solo indicativa, mettiamone a piacimento facendo attenzione al risultato finale: le meringhe potrebbero “prendere” troppo di limone perdendo equilibrio. Dopo qualche minuto, iniziamo ad aggiungere lo zucchero. Lo aggiungiamo un cucchiaio per volta attendendo che la cucchiaiata precedente si sia completamente sciolta (considerata un 20/30 secondi in basa alla grana dello zucchero utilizzato). Una volta amalgamato tutto lo zucchero (consideriamo un 40 minuti abbondanti) il nostro composto sarà spumoso e sodo, leggermente “colloso”.

la "grande"

la “grande”

Foderiamo una teglia grande (o direttamente la placca del forno) con la carta da forno e con la sac à poche formiamo le nostre meringhe come descritto sopra. Inforniamo, quindi, a 60°C per circa 2 ore. A questo punto le “piccole” saranno pronte, le possiamo sfornare. Lasciamo ancora un’oretta (per un totale di 3 ore) le medie e sforniamole. A questo punto, le grandi aspetteranno ancora circa 30/45 minuti (per un totale di 3 ore e mezza) prima di “raggiungere le altre”.

La ricetta è davvero molto semplice: il segreto è non avere fretta.