POSTicini interessanti per un weekend enogastrorock: Bologna, Afterhours & Co.

Ieri niente ricettina del lunedì perché spero tanto di farvi venire oggi una voglia pazzesca di una gita fuori-porta in quel di Bologna. Non posso e non voglio aspettare che questo entusiasmo si sedimenti né tanto meno che le sensazioni portate a casa svaniscano riassorbite dalla quotidianità.

Come spesso ci capita appena mettiamo il piedino fuori casa, abbiamo incontrato persone belle, piene di voglia di fare, piene di colore e, come ultimamente mi piace dire, luminose. Questo è entusiasmante, non trovate?

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Ma diamo il via al nostro weekend enogastrorock: merenda con un calice di Sangiovese Riserva e fiocco di culatello con tigelle calde in Piazza Grande all’aperto e con le prove del concerto per l’anniversario della nascita di Lucio Dalla in sottofondo. Perché Dalla si percepisce in ogni strada di Bologna. Suggestivo.

Passeggiando per la città rossa (per il caratteristico colore che la predomina) è stata per noi una piacevolissima sorpresa scoprirla incredibilmente cosmopolita e viva: 24/7 di energia.

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…per poi continuare a passeggiare e trovarsi in un istante immersi nella preziosa e solenne quiete dell’Ex Ghetto Ebraico.

E poi di nuovo rumore e vita intorno al canale Reno.

E poi di nuovo quiete.

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La cena Dal Biassanot (via Piella, Bologna): proprio quel che piace a me, a noi. Un posticino prezioso con pochi coperti, caldo e raccolto. Ci accoglie la proprietaria e la semplicità (nell’accezione più nobile del termine) con cui ci riceve ci fa sentire subito a casa. Essendo nella patria della pasta fatta in casa ci dedichiamo ad un disarmante tris di primi: la mano che ha tirato la pasta al mattarello e impastato gli gnocchi è miracolosa! Geniale il gelato alla crema con aceto balsamico. Tutto molto molto interessante davvero: materie prime genuine e di eccellente qualità.

le stanze del carroQuesto posticino ci è stato consigliato da Olga, preziosa fanciulla siberiana che si è occupata del nostro riposo al B&B Le Stanze del Carro (via del Carro, ex Ghetto, Bologna). La posizione è davvero insuperabile, l’ambiente è curato e famigliare, tutto è pulito funzionale e luminoso. Il luogo perfetto per dormire in città. Ultimo ma non ultimo, il nostro quadrupede è stato accolto con lo stesso entusiasmo riservato per noi bipedi: “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali” Gandhi.

E poi loro, finalmente loro. Il motivo che ci ha spinti a buttar due cose in borsa e saltare in macchina:

Afterhours, prima data del Club Tour!Club-Tour-2013-LOW

Amandoli sconsideratamente, gli aggettivi che mi vengono in mente sono davvero tanti; quello che attribuirei loro oggi è inesauribili. Seguirli per 17 anni e non averne mai abbastanza non ha prezzo, per tutto il resto ci sono i loro dischi. Il concerto. Solo un episodio per esprimere la classe on stage: un gruppo dopo due ore di energia pura rientra e, a spie spente, regala un ultimo pezzo la dice lunga sullo spessore artistico raggiunto.

Ruvida e graffiante, questa band milanese è capace di colpire duro proprio su quel pensiero ben nascosto perché difficile da gestire. Poetici e intensi come un grande amore, come un grande dolore. Duri e feroci come un pugno in faccia. Se sono anche solo un pochino riuscita ad incuriosirvi, vi consiglio “Hai paura del buio?”; uno dei miei dischi preferiti in assoluto che recentemente ha anche vinto il premio come miglior disco indipendente degli ultimi 20 anni.

Lasciate che vi passi attraverso: sarà senza ritorno.

Dulcis in fundo, dopo tutte le meraviglie di cui sopra, non ci siamo certi risparmiati un giretto sui colli bolognesi (mannaggia a Cremonini) per una succulenta e definitiva crescentina con salamella, cipolle e peperoni mentre un caldo sole primaverile ci baciava spensierato.

…come? State già prenotando? Eh beh, lo posso capire!

Leggere del cambiamento: “Eat shit. One billion flies can’t be wrong”

Leggere del cambiamento

“Eat shit. One billion flies can’t be wrong”

La frase riportata è stata scritta sul muro di un’università nel 1968 e la sua malcelata ironia la dice lunga sulla propensione al cambiamento che ne traspare.

Dato che è stata questa stessa spinta a portarmi iniziare questo blog (io e la tecnologia abbiamo notevoli difficoltà di dialogo), il mio primo post verterà sul cambiamento e su un libro che toccherà innumerevoli corde se avrete la voglia e il coraggio di incamminarvi lungo le sue pagine. Insomma, una forte provocazione.

Si tratta di “Adesso basta” di Simone Perotti (edito da Chiarelettere).

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Un assaggio dell’introduzione:

“Con la salute, con la pace, con il benessere è sopraggiunta anche l’alienazione, l’omologazione (e adesso anche l’insicurezza), e sembra che non vi sia alternativa a (…) indebitarsi, consumare, ripetere gesti privi di senso, per troppo tempo, per una vita intera.

(…)

Quando questa storia è iniziata, nessuno aveva le categorie critiche per rifiutare. La scuola non ci ha insegnato il cambiamento. La famiglia ci ha offerto modelli da imitare, sempre vicini alle tendenze più convenienti per la sicurezza e il comfort. La pubblicità ci ha offerto un quadro netto, da emulare. Abbiamo anche smesso di leggere perché certe voci fuoricampo ci infastidivano (…). Ma il risultato è un benessere fittizio, (…) non agevola armonia ed equilibrio, pace interiore, sicurezza. (…) Un esercito di schiavi convinti di essere liberi (…)”

Ho preso in mano questo libro per la prima volta tre anni fa. Consiglio di un’Amica Preziosa. Era diventato un dono per una persona molto cara che si trovava ad affrontare un periodo difficile, di sicura transizione.

Questo libro, alla fine della fiera, ha illuminato la sottoscritta. Travolta da una locomotiva in corsa e portata via: di fronte a me solo un panorama incontaminato. L’idea di una nuova esistenza si è concretizzata nel  luglio del 2010.

Ma non perdiamo d’occhio l’obiettivo: è la storia di un manager di successo che, resosi conto che la vita che stava conducendo non gli apparteneva più, dà il via al Cambiamento. Da qui nasce la scelta di vivere la vita voluta e non quella condizionata o indotta. Il libro è un vero e proprio piano di battaglia, una pianificazione dettagliatissima, come fosse un vero e proprio business plan atto a ridimensionarsi e vivere più a misura di se stessi e di ciò che realmente si desidera; una concreta ricerca dell’integrità:

“Nei Paesi ricchi, il consumo consiste in persone che spendono soldi che non hanno, per comprare beni che non vogliono, per impressionare persone che non amano” J. Spangenberg.

Come ogni posizione estrema, va presa con le dovute cautele e, perché no, adattata alla propria vita; resta il concetto luminoso. Certamente, chi ha scritto questo libro parte da una condizione più che agiata e che, quindi, potrebbe suonare un po’ ipocrita.

Ma resta un libro che, se letto con adeguato spirito critico, porta a porsi domande “che forse era meglio non farsi mai” (dice Manuel Agnelli in “Voglio una pelle splendida”, Afterhours) ma che fanno guardare ad un futuro più limpido, più libero e aderente ai propri sogni e progetti.

Non è detto che sia la Verità, anzi, ma è certo che uno scossone alle fondamenta ogni tanto aiuta a rimuovere calcinacci pericolanti per ricostruirne di nuovi e più saldi, giusto?