Daniel Pennac, “Storia di un corpo”: diario metafisico nel corpo di un Uomo

“55 anni, 4 mesi, 21 giorni – Sabato 3 marzo 1979

Certi cambiamenti del corpo mi fanno pensare a quelle vie che percorri da anni. Un bel giorno un negozio chiude, l’insegna è scomparsa, il locale è vuoto, c’è un cartello affittasi, e ti domandi cosa c’era prima, cioè la settimana scorsa.”

Imperdonabile il ritardo con cui mi accingo a dire la mia su “Storia di un corpo”. Ho fatto in tempo a leggere un altro libro e iniziarne un terzo! Molto male! Anche perché più il tempo passa più le sensazioni svaniscono dato che c’è un nuovo mondo in corso: quello del libro che sto leggendo ora!

D. Pennac, Storia di un corpo

D. Pennac, Storia di un corpo

Insomma, quel che volevo raccontarvi è che ho finito anzi, adeguandomi al mood della narrazione, ho letteralmente divorato, inghiottito, fagocitato Storia di un corpo e ora sono tutta in allerta e in ascolto dei messaggi (più o meno espliciti) che il mio di corpo mi manda.

Scherzi a parte: gran libro. Nascosto dietro il diario apparentemente asciutto delle esperienze fisiche ho trovato un percorso metafisico nella vita un Uomo: le sue paure ed sue ansie (superate e non) le sue gioie, le perdite e gli insormontabili dolori. Scritto magistralmente e con una proprietà di linguaggio al limite del leggendario, questo libro strappa sorrisi e sospiri complici, profonda commozione e grande empatia. E’ talmente alto nello scritte da arrivare ad adeguare la cifra stilistica all’incedere dell’età del protagonista. Le citazioni erudite si sprecano ma la favorita di Feelfood (di parte, ovviamente) è la famosa madeleine di Proust qui rappresentata da una discutibile marmellata di uva fragola che però ha il grande dono di richiamare alla memoria momenti preziosi in un’infanzia indubbiamente molto difficile.

Quale soddisfazione poi, dopo più di 25 anni di onorata carriera di vorace lettrice, scoprirmi a cercare qualche parola sconosciuta sul dizionario.

Sulla terza di copertina viene riportato esattamente questo: “raccomandato a tutti coloro che hanno un corpo”. Esatto: non serve aggiungere altro.

Riporto solo qualche passaggio ma ne consiglio assolutamente la lettura integrale perché son certa che colpirà ciascuno in modo estremamente diverso, a seconda dell’età, della tappa della vita che si sta attraversando e delle argomentazioni alle quali si è più sensibili.

 “17 anni, 5 mesi, 8 giorni – Martedi 18 marzo 1941

Quel che mi resterà impresso della lite non saranno tanto le nostre argomentazioni quanto la reazione di Etienne, che ha preso il lungo righello della lavagna e ne ha affondato un’estremità nel mio stomaco e l’altra nel suo. Ogni qual volta uno dei due, spinto dalla forza della sua convinzione, faceva per camminare verso l’altro, il righello ci si conficcava nell’addome  Doloroso! Se indietreggiavamo il righello cadeva. Fine della discussione. Ecco quel che si dice fare discorsi misurati. Sistema da brevettare.

19 anni, 2 mesi, 21 giorni – Giovedì 31 dicembre 1942

[…] inesistente nell’azione. Paralizzato da cosa giovanotto, se non dalla paura che millanti di aver sconfitto?

21 anni, 9 mesi, 4 giorni – Sabato 14 luglio 1945

[…] In effetti stamattina ho versato proprio tutte le lacrime che avevo in corpo. Sarebbe più giusto dire che il corpo ha versato tutte le lacrime accumulate dalla mente nel corso di quest’inverosimile carneficina. La quantità di sé che viene eliminata con le lacrime!Piangendo si fa molto più acqua che pisciando, ci si pulisce infinitamente meglio che tuffandosi nel lago più puro, si posa il fardello dello spirito sul marciapiede del binario d’arrivo. Una volta che l’anima si è liquefatta, si può celebrare il ricongiungimento con il corpo.

37 anni, 7 giorni – Lunedì 17 ottobre 1960

[…] variazione delle opinioni conniventi. […] Rivolgendosi a tutta la tavolata, Tijo dichiara: ieri mi moglie (ovviamente non è sposato) mi ha portato mi ha portato a vedere l’ultimo di Bergman, è veramente…e qui anziché concludere, tace, dando al proprio volto un’espressione di biasimo che rasenta il disgusto(narici strette, bocca a culo di gallina, fronte aggrottata, viso che si ritrae all’indietro ecc), espressione che vedo subito abbozzarsi subito sulla faccia dei nostri commensali. Quando ha ben attecchito, Tijo finisce la frase esclamando, con un sorriso raggiante: E’ veramente un capolavoro, no?, manifestazione di entusiasmo che sconvolge all’istante la geografia dei volti improvvisamente aperti, sorridenti, illuminati dall’espressione di una totale approvazione.

75 anni, 1 mese, 28 giorni – Martedì 8 dicembre 1998

Il migliore amico (di Tijo) mi ha risposto che non sarebbe andato a trovare Tijo in ospedale; preferiva conservare di lui un’immagine di una vitalità indistruttibile. Delicatezza disgustosa, che abbandona un uomo alla propria agonia. Odio gli amici in spirito. Mi piacciono solo gli amici in carne ed ossa.”

Pennac docet: i diritti imprescindibili del lettore

D. Pennac, Storia di un corpo

D. Pennac, Storia di un corpo

1. Il diritto di non leggere
[…] la maggior parte dei lettori si concede quotidianamente il diritto di non leggere […]. Tra un buon libro e un brutto telefilm, il secondo ha, più spesso di quanto vorremmo confessare, la meglio sul primo. Inoltre, non leggiamo sempre. I nostri periodi di lettura si alternano sovente ad alcuni digiuni durante i quali la sola vista di un libro risveglia in noi i miasmi dell’indigestione[…]

2. Il diritto di saltare di pagine
Ho saltato delle pagine […]. E tutti i ragazzi dovrebbero fare altrettanto. In questo modo potrebbero buttarsi prestissimo su tutte le meraviglie ritenute inaccessibili per la loro età.[…] Un grave pericolo li minaccia se non decidono da soli quel che è alla loro portata saltando le pagine che vogliono: altri lo faranno al posto loro.

3. Il diritto di non finire il libro
Ci sono mille ragioni per abbandonare un romanzo prima della fine: la sensazione del già letto, una storia che non ci prende, il nostro totale dissenso rispetto alle tesi dell’autore, uno stile che ci fa venire la pelle d’oca […] Inutile enumerare le 995 altre ragioni, fra le quali si debbono tuttavia annoverare la carie dentale, le angherie del capoufficio o un terremoto del cuore che ci paralizza la mente.

4. Il diritto di rileggere
Rileggere quel che una prima volta ci aveva respinti, rileggere senza saltare nessun passaggio, rileggere da un’altra angolazione, rileggere per verificare […]
Ma rileggiamo soprattutto in modo gratuito, per il piacere della ripetizione, la gioia di un nuovo incontro […]: incantarci di una permanenza e trovarla ogni volta così ricca di nuovi incanti.

5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
[…] Ci sono “buoni” e “cattivi” romanzi, molto spesso sono i secondi che incontriamo per primi sulla nostra strada e, parola mia, quando toccò a me, ricordo di averli trovati “belli un casino”. Ma sono stato fortunato: nessuno mi ha preso in giro… qualcuno ha solo lascito sul mio passaggio qualche “buon” romanzo guardandosi bene dal proibirmi gli altri.

6. Il diritto al bovarismo
E’ questo, a grandi linee, il “bovarismo”, la soddisfazione immediata ed esclusiva delle nostre sensazioni:
l’immaginazione che si dilata, i nervi che vibrano, il cuore che si accende, l’adrenalina che sprizza, l’identificazione che diventa totale e il cervello che prende (momentaneamente) le lucciole del quotidiano per le lanterne dell’universo romanzesco…
E’ il nostro primo stato di lettori.

7. Il diritto di leggere ovunque
Qualunque luogo è buono per chi ami la lettura…

8. Il diritto di spizzicare
E’ la libertà che ci concediamo di prendere un volume a caso della nostra biblioteca, di aprirlo, dove capita e di immergercisi un istante, proprio perché solo di quell’istante disponiamo.

9. Il diritto di leggere a voce alta
[…]tornata a casa rileggevo tutto ad alta voce.
Perché?
Per la meraviglia. Le parole pronunciate si mettevano ad esistere al di fuori di me, vivevano veramente.[…]”

10. Il diritto di tacere
– L’uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. […]. Le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.

Come un romanzo, D. Pennac

Certa di fare cosa gradita a Monsieur Pennac, approfitto del terzo diritto imprescindibile del lettore e dichiaro l’ufficiale abbandono di Manola di Margaret Mazzantini.

Non amo abbandonare i libri: mi rimane addosso una fastidiosa sensazione di incompiuto ( o sconfitta, sempre secondo Pennac). È altrettanto innegabile, però, quanto Manola nel corso delle sue prima 60 pagine (quelle che ho letto) mi abbia trasmesso uno strano retrogusto di disagio.

Avendo raccolto pareri concordi e disturbando il piccolo Freud che alberga in ognuno di noi, sono giunta alla conclusione che questo abbandono possa essere correlato con una parziale immedesimazione con entrambe le protagoniste (o forse le due facce della stessa persona). Il rischio in tutto questo è di trovarsi in men che non si dica una crisi da personalità multiple. Non è il caso, non credete?

Oppure, a pensarci bene, probabilmente è esattamente questo lo scopo del libro (non intendo  l’indurre crisi di identità): la scoperta e immedesimazione dei due volti di una stessa donna. Quindi, e se si trattasse di un libro geniale non compreso dalla sottoscritta?…oddio!

Solo una piccola critica: ho trovato un lieve disequilibrio nella caratterizzazione dei personaggi che, forse, potrebbe anch’esso essere riconducibile ad una forma di immedesimazione, in uno solo dei due però; il più affine, forse, o il più distante.

Al di là di ogni elucubrazione mentale, abbandono. Lo riprenderò probabilmente ma per il momento, abbandono.

E abbandono proprio in favore del signore che ho citato. Inizio “Storia di un corpo” edito da Feltrinelli alla fine scorso anno.

Vi saprò dire.

Magari, prima o poi, riprenderò Manola; del resto, sono pienamente nei miei diritti!