Iatrofobici o ipocondriaci? Nessun problema: ho la soluzione…

…ma no, non vi voglio mica suggerire uno psicologo…come farebbe, del resto, ad andarci uno iatrofobico (categoria nella quale mi colloco, tra l’altro…)? No, è che da qualche giorno ho la soluzione tra le mani e, data la genialità e salubrità della stessa, ho deciso di condividerla con tutti voi. Si tratta di biblioterapia, neologismo coniato per indicare quel “ramo della medicina che cura certi disturbi dell’esistenza con la somministrazione di opere letterarie”.

Tutto è ben dettagliato in  “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno”, scritto da Ella Berthoud e Susan Elderkin.

curarsi con i libri

Le autrici sono due (a mio parere) squinternate e ineffabili lettrici che, con grande cultura e sagacia, hanno saputo trovare per numerosi malanni fisici e debolezze psicologiche un rimedio letterario. Dico sul serio: qui si spazia dal mal d’auto al mal d’amore, dalla nostalgia alla ben più meschina dissenteria, dalla xenofobia alla cura per la calvizie. Temi di diverso peso e spessore sono affrontati con grande intelligenza. La genialità sta anche nella scelta dei libri che consigliano che non è mai banale e scontata.

Più nel dettaglio del libro, il disturbo viene ben descritto e poi se ne dettaglia la cura parlando del o  dei romanzi consigliati. Eccovene un buffo ma ben esplicativo assaggio:

 “ALLUCE, ANDARE A SBATTERE CON L’

Ritratto dell’artista da giovane, James Joyce

Quando andate a sbattere l’alluce da qualche parte, non resta che sopportare il dolore; inutile pensare ad una cura. Per fortuna , come un pugno sul naso. Questo dolore è di breve durata. Il turpiloqui è un’ottima valvola di sfogo. Per evitare l’imbarazzo e l’indignazione dei presenti, tuttavia, vi raccomandiamo caldamente di avere a disposizione l’equivalente letterario di un’imprecazione: una citazione pronta per l’uso…”.

Inoltre, il volume tratta anche in dettaglio i disturbi specifici che attanagliano la vita del lettore e fornisce qualche buon consiglio per evitare l’inevitabile quali amnesia, tendenza a leggere invece di vivere, rifiuto di lasciare un libro a metà, senso di colpa associato alla lettura e via dicendo. Imperdibili sono poi le classifiche (i 10 migliori romanzi per…leggere al gabinetto, per quei certi giorni, per appassionare un partner alla lettura e molti altri) nonché gli aneddoti davvero divertenti che fanno di questo vademecum una gradevolissima lettura indipendentemente dagli scopi terapeutici di cui si fa carico.

Ma attenzione, si tratta di un vero e proprio prontuario: alla fine del volume troverete tanto di indici analitici sui disturbi trattati per velocizzare la ricerca in caso di vera emergenza e indici sui romanzi consigliati per trovare i vostri preferiti

Ciò che rende questo manuale unico è la possibilità che ognuno di noi ha di personalizzarlo: usciranno nuovi libri e, una volta letti, potremo collocare i nostri preferiti in ciascuna delle categorie proposte…o crearne di nuove.

Io ho passato un sacco di tempo a cercare libri che ho letto per vedere a quale disturbo potrebbero porre rimedio, ho modificato alcune delle proposte e ne ho aggiunte di mie…

Leggendo l’introduzione dei curatori italiani, che a loro volta l’hanno arricchito con testi nostrani, ho scoperto esiste anche un forum online dove condividere le proprie proposte. È scaduto il tempo per caricarne di nuove ma presto pubblicheranno le migliore ricevute. Per info: http://www.sellerio.it

A parte tutto, questo libro è fonte inesauribile di spunti per tutti coloro che fanno della lettura oggetto di desiderio insaziabile!

Scherzi a parte…dal dottore ci si deve andare amici iatrofobici…ma con moderazione amici ipocondriaci!

Chiudo con una citazione riportata dalle stesse autrici:

“I libri sono la cura per ogni malessere – ci mostrano le nostre emozioni, una volta, e poi ancora una, finché non riusciamo a dominarle”

D. H. Lawrence

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“It’s a new dawn, It’s a new day, It’s a new life for me and I’m feeling good”

Che dire…anno nuovo, vita nuova! Modo di dire quanto mai aderente alla realtà della nostra Piccola Famiglia. Ad un paio di mesi dall’arrivo del nuovo membro della Famiglia Feelfood (ecco il perché della mia momentanea scomparsa), la nostra vita è stata completamente ribaltata. La gioia e l’emozione, il profondo senso di Vita che stiamo vivendo sono impossibili da descrivere e, del resto, non è questa la sede; non voglio tediare nessuno. Per questo, dopo un primo momento di sonoro smarrimento, eccoci riprendere le redini anche del nostro blogghino. Ci piace farlo con qualche buon proposito per l’anno che ci accingiamo a vivere! Dato che il 2013 è stato oltremodo generoso con me, con noi, ora ci tocca essere ancora più generosi. Che figata!…tutto molto yogico, a modo nostro, non trovate?

Ecco i propositi Feelfoodiani:

–         dato che il fondamento di questo blog è l’inseguimento di un sogno, quest’anno  voglio parlarvi di persone che il loro sogno/progetto l’hanno realizzato; con cuore, tenacia e impegno costruiscono ogni giorno il loro domani alla faccia di tutti quelli che ci dicono che non è il momento! Che non ce la si può fare! E che caspita, non è mai il momento! Questo è il bello della questione!

–         voglio tornare a scrivere almeno 2 volte alla settimana: questo ritmo, che l’anno scorso mi ha tirata fuori da un pericoloso pantano, sarà il leitmotiv di questo nuovo intensissimo anno insieme!

–         voglio leggere e raccontarvi di qualche biografia: essendo io una completa neofita del genere, vediamo che ne verrà fuori

Mi è mancato un sacco scrivere qui dentro e leggere di e con tutti voi. Questo piccolo blog mi ha donato tanto, ora tocca a me ora restituire tutto il bene ricevuto.

Buon anno a tutti e a prestissimo, davvero, però!

E quale modo migliore di iniziare se non con “Feeling good” – Muse. Ragazzi, questo è stato il brano che ho ascoltato in sala parto pochi minuti dopo la nascita del nostro Piccolo Uomo…

Birds flying high
You know how i feel
Sun in the sky
You know how i feel
Reeds drifting on by
You know how i feel
It’s a new dawn
It’s a new day
It’s a new life
For me
And I’m feeling good

Fish in the sea
You know how I feel
River running free
You know how I feel
Blossom in the trees
You know how I feel
It’s a new dawn
It’s a new day
It’s a new life
For me
And I’m feeling good

Dragonflies out in the sun
You know what I mean
Butterflies all having fun
You know what I mean
Sleep in peace when the day is done
It’s an old world
It’s a new world
It’s a bold world
For me

Stars when you shine
You know how I feel
Said i’ll be fine
You know how I feel
Oh freedom is mine
And I know how I feel

It’s a new dawn,

It’s a new day,

It’s a new life for me,

Feeling good

…quando libri e relazione possono essere una buona risposta alle nostre paure.

Qui a Feel Food Speaks si  parla di libri, musica e cucina, lo so bene.

E so anche che questo post potrebbe sembrare un tantinello fuori tema ma, fidatevi, non lo è. Prendetevi qualche minuto, che siate genitori oppure no, per leggerlo fino in fondo. Il brano che vi riporto ha scatenato grandi riflessioni in me.

Come futuri genitori, sono molte le cose che, molto umanamente, ci spaventano. La domanda elevata ai massimi sistemi è, ovviamente: ma saremo in grado di essere “bravi” genitore? Sempre che sia chiaro cosa questo significhi.

Sapremo dare a questa persona ciò di cui realmente ha bisogno e non ciò di cui noi riteniamo debba aver bisogno: la differenza è sostanziale se ci si pensa bene!

Di conseguenza cerchiamo di leggere il più possibile per apprendere “i rudimenti” del “bravo genitore”, sempre che ve ne siano…

Tra le mille letture più o meno melense, più o meno poetiche, più o meno pedagogiche, etc. eccovene una che ci ha tanto colpito. Non entro nel merito della correttezza dei contenuti perché sarebbe troppo intimo e soggettivo. Ne condivido, però il senso: quando libri e relazione possono essere una buona risposta alle nostre paure o mancanze. Soprattutto in un su un tema così grande.

 

Che cosa dovrebbe sapere un bambino di quattro anni?

Di recente guardavo una bacheca sull’educazione dei figli e ho letto il messaggio di una madre preoccupata perché suo figlio, di quattro anni e mezzo, non sapeva abbastanza cose. “Che cosa dovrebbe sapere un bambino di quattro anni?”, chiedeva.

Sono rimasta non solo rattristata ma anche profondamente contrariata dalla maggior parte delle risposte. Una mamma postava una minuziosa lista di tutte le cose che suo figlio sapeva o era in grado di fare. Contare fino a dieci, elencare i pianeti, scrivere il suo nome e cognome e così via. Altre intervenivano sullo stesso tono, elencando tutte le cose che i loro figli – alcuni di soli tre anni – sapevano o erano in grado di fare. Poche altre rispondevano che ogni bambino si sviluppa in base ai propri tempi e che non era il caso di preoccuparsi.

Mi ha infastidito molto vedere queste madri che rispondevano a una mamma preoccupata elencando tutte le cose che i loro figli sapevano e il suo non sapeva ancora fare, facendola preoccupare ancora di più. Siamo una civiltà talmente competitiva che persino i nostri bambini in età prescolare sono diventati trofei e oggetti di vanto. L’infanzia non dovrebbe essere una gara. Perciò propongo una lista di quello che a mio avviso un bambino di quattro anni dovrebbe sapere.

1. Dovrebbe sapere di essere amato completamente e incondizionatamente, in ogni momento.

2. Dovrebbe sapere che è al sicuro, e dovrebbe sapere come restare al sicuro in pubblico, in mezzo agli altri e in varie situazioni. Dovrebbe sapere che può fidarsi del suo istinto riguardo alle persone, e che non deve mai fare qualcosa che non gli sembra giusto, a prescindere da chi glielo chiede. Dovrebbe sapere quali sono i suoi diritti personali e sapere che la sua famiglia li sosterrà.

3. Dovrebbe saper ridere, fare cose ridicole, essere ingenuo e usare la fantasia. Dovrebbe sapere che non è mai un problema colorare il cielo di arancione e disegnare gatti con sei zampe.

4. Dovrebbe sapere quali sono i suoi interessi ed essere incoraggiato a seguirli. Se non gli importa nulla di imparare i numeri, i suoi genitori dovrebbero capire che tra qualche tempo, quasi per caso, li imparerà, e intanto dovrebbero permettergli di dedicarsi a navicelle spaziali, disegni, dinosauri o a giocare nel fango.

5. Dovrebbe sapere che il mondo è magico e che lo è anche lui. Dovrebbe sapere di essere meraviglioso, brillante, creativo, amorevole e stupendo. Dovrebbe sapere che trascorrere la giornata all’aperto a creare collane di margherite, torte di fango e case per le fate è encomiabile quanto dedicarsi alla fonetica. Mi correggo: è molto più encomiabile.

Ma ancora più importante è la lista delle cose che i genitori dovrebbero sapere.

1. Che ogni bambino impara a camminare, a parlare, a leggere e a far di conto con i propri tempi, e che i suoi tempi non influiranno su quanto sarà bravo a camminare, a parlare, a leggere e a far di conto.

2. Che l’unica cosa realmente in grado di produrre buoni risultati accademici e alti punteggi nell’ACT (American College Testinig) è leggere ai bambini. Non cartelline didattiche, non libri di esercizi, non asili all’avanguardia, non giocattoli interattivi o computer, ma la mamma, o il papà, che ogni giorno o ogni sera (o di giorno e di sera!) si prende del tempo per sedersi a leggere al figlio un libro meraviglioso.

3. Che il più intelligente o il più bravo della classe non è necessariamente il più felice. Siamo così presi a tentare di offrire dei “vantaggi” ai nostri figli che stiamo consegnando loro delle vite dominate dallo stress e dal multitasking, come le nostre. Uno dei vantaggi maggiori che possiamo offrire ai nostri figli è un’infanzia semplice e spensierata.

4. Che i nostri figli meritano di essere circondati dai libri, dalla natura, da materiali per l’espressione artistica e dalla libertà di esplorarli. Molti di noi potrebbero sbarazzarsi del 90 per cento dei giocattoli dei figli senza che se ne senta la mancanza, ma alcune cose sono importanti: i giocattoli da assemblare, come i Lego o i blocchetti per costruzioni, giocattoli creativi, come tutti i tipi di materiali artistici (di buona qualità), gli strumenti musicali (quelli veri e multiculturali), abiti per travestirsi e libri, libri e ancora libri. (Tra l’altro molte di queste cose si possono comprare a buon prezzo nei negozi di articoli usati). I bambini dovrebbero anche avere la libertà di esplorare queste cose: giocare nel seggiolone con cucchiai di legumi secchi (sotto la supervisione di un adulto, ovviamente), manipolare il pane e fare pasticci, usare i colori e modellare la plastilina al tavolo della cucina mentre prepariamo la cena, anche se imbrattano dappertutto, avere un posto in giardino dove possono scavare liberamente il manto erboso per creare una buca di fango.

5. Che i nostri figli hanno bisogno di una maggiore presenza da parte nostra. Siamo diventati così bravi a dire che dobbiamo prenderci cura di noi stessi che alcuni di noi usano quest’idea come scusa per fare in modo che il resto del mondo si prenda cura dei loro figli. Certo, tutti abbiamo bisogno di fare un bel bagno senza che nessuno ci disturbi, di passare del tempo con gli amici, di concederci qualche stacco e avere qualche spiraglio di vita fuori dal ruolo di genitore. Ma viviamo in un’epoca in cui le riviste per genitori raccomandano di provare a dedicare dieci minuti al giorno a ogni figlio e di programmare una giornata della famiglia un sabato al mese. Così non va! I nostri figli hanno meno bisogno di Nintendo, computer, attività doposcuola, lezioni di danza, attività di gruppo e partite di calcio di quanto hanno bisogno di NOI. Hanno bisogno di padri che si siedono ad ascoltare le loro giornate, di madri che si uniscono a loro per svolgere insieme attività manuali, genitori che dedicano del tempo a leggere loro delle storie e a fare gli stupidi insieme a loro. Hanno bisogno che facciamo delle passeggiate con loro nelle sere di primavera, e non importa se i piccoli camminino a quindici metri all’ora. Meritano di aiutarci a preparare la cena, e non importa se ci vorrà il doppio del tempo e il doppio del lavoro. Meritano di sapere che per noi sono una priorità, e che amiamo davvero stare con loro.

[…]

Se vi sembra che vostro figlio abbia delle lacune in alcune aree, cercate di capire che non è indice di fallimento, né vostro, né di vostro figlio. È solo che, per qualche motivo, quell’area è rimasta scoperta. I bambini imparano qualunque cosa gli venga sottoposta, e l’idea che tutto ciò che devono sapere sono quelle quindici cose a quell’esatta età è piuttosto sciocca. In ogni caso, se volete che apprendano quelle cose, trovate delle applicazioni pratiche, giocate con l’argomento e vedrete che vostro figlio lo imparerà naturalmente.

Contate fino a sessanta quando impastate una torta nel mixer e vedrete che lui imparerà i numeri. Prendente in biblioteca qualche libro divertente sullo spazio o sull’alfabeto. Fate esperimenti con qualunque cosa, dalla neve in cortile ai gambi di sedano per colorare il cibo. Tutto accadrà naturalmente, con molto più divertimento e molta meno pressione.

[…]

Di cosa ha bisogno un bambino di quattro anni?
Di molto meno di quanto pensiamo, e di molto di più.

Il testo completo lo trovate qui.

Grazie del vostro tempo!