POSTicini interessanti: pranzetto nel Central Park (de noartri)

…e poi succede che, dopo tanti, troppi, giorni di pioggia battente qualche folata di vento piazzata a dovere spazza via tutto con un cielo blu indescrivibile come risultato. Fortuna vuole che si era anche organizzata una mangiata tra amici!

Ecco come è nata una fantastica giornata di limpido sole invernale da trascorrere con amici speciali nel Central Park “de noartri”: pranzo nel Parco di Monza all’Osteria del Dosso.

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Il giardino – foto tratta dal sito dell’Osteria

Che siate a piedi, in bici o a cavallo, questo posticino è perfetto per un bel pranzo o per uno spuntino per poi ributtarsi nel verde. Situato all’ingresso di Villasanta (per chi non fosse do Monza e dintorni: il perimetro del Parco confina con diverse cittadine e ha molti ingressi per accedervi), questa osteria offre posti a sedere sia in esterna che all’interno: tutto però coerentemente all’insegna della semplicità e del buon gusto. Nulla di elegante ma tutto estremamente gradevole e rilassante. Cosa ci è piaciuto di più? La vetrata a tutta parete che si affaccia sul parco: un grande prato vede, un canale e sullo sfondo alberi e cielo terso. Basterebbe questo a rendere memorabile il pranzo: un panorama davvero prezioso.

La vetrata – foto tratta dal sito dell’Osteria

Ma non è  tutto qui: abbiamo mangiato molto ma molto bene! Piatti caserecci, niente di elaborato o sperimentale ma ogni piatto assaggiato parlava di materia prima di qualità tratta con rispetto. Esempio possono essere i tortelli di magro che ho mangiato io personalmente: il ripieno, morbido e cremoso era avvolto da una pasta dallo spessore perfetto ed erano conditi con una crema alle noci davvero buona. Ottimo anche il tagliere con affettati e formaggi che ha aperto le danze del nostro! I miei commensali hanno assaggiato tagliatelle al ragù di cervo, bollito misto con mostarda e la mitica trippa: i piatti sono stati spazzolati con entusiasmo! Ultima ma non ultima una menzione al personale di sala: tutti simpatici e gentili nonostante il gran daffare.

Riflettevo sul fatto che siamo sempre più abituati a mangiare in posti con il sostantivo “osteria” sull’insegna (che oggi fa molto figo)  ma che dell’osteria hanno ben poco: qui ci siamo invece sentiti bene, accolti in un ambiente semplice, ben curato e abbiamo mangiato cibo di ottima qualità senza pretese da alta cucina e tutto questo va letto ed interpretato in chiave molto positiva!

Sazi e soddisfatti, nessuno ci ha tolto una bella passeggiata nello splendido Parco di Monza, che anche nelle fredde e luminose giornate d’inverno conserva sempre grande fascino e genuina bellezza!

…ma oggi diluvia di nuovo…inverno infernale!

Aspettando la bella stagione, ci torneremo di sicuro!

Se vi è venuta un po’ di voglia, qui trovate tutte le info del caso: www.osteriadeldosso.it

Appeso il sombrero dopo le vacanze? E vai di fajitas mista…

Sabato sera tra amici e le idee per una cena originale scarseggiano?

Voglia di gozzoviglia?

Voglia di qualcosa di buono (che non sia un Kinder Bueno per cena) ma non avete troppa voglia di spadellare mezza giornata?

Bene, mettete da parte pizza da asporto, eleganza e ritegno: ci buttiamo anima e…mani su una spettacolare fajitas mista, fatta in casa (per la sua parte più importante, almeno)…perché le cose fatte in case sono sempre un pezzo più buone!

Innanzi tutto è facilissima da preparare da preparare e con po’ di fantasia la si può rendere davvero unica. E poi è un piatto davvero veloce e relativamente poco costoso.

IMG_4781 Senza parlare poi della qualità degli ingredienti (principalmente la carne) che non sempre si riesce ad ottenere nei ristoranti.

Dulcis in fundo: è velocissima e, se preparata al momento con gli amici sorseggiando una birretta o semplicemente con i bimbi, è uno di quei piatti capaci di creare l’atmosfera giusta!

Per chi non le conoscesse, si tratta di “cialde” (tortillas) tiepido farcite (“a tubo”) con carne di pollo e manzo saltate in piastra e una serie di salse e condimenti vari. Devono essere mangiate rigorosamente con le mani!

La ricettina che vi propongo nasce proprio da noi; ci siamo innamorati questo piatto una delle nostre prime volte al messicano e, nel corso poi del tempo, l’abbiamo perfezionata senza cercare la ricetta…probabilmente non sarà troppo conforme alla tradizione (ci scusino i fratelli Messicani e chi le ha assaggiate “in originale”) ma è tanto tanto buona e divertente.

Il prossimo step di Feelfood Speaks sarà la guacamole casalinga e la tortillas…vi saprò dire!

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Prepariamo le fajitas:

Difficoltà: facilissima

Cottura: 20 min.            Preparazione: 20 minuti (+ 1 ora di riposo)

Dosi: le quantità che trovate qui di seguito vanno bene per circa 6/8 fajitas, tutto dipenderà da quanto sarete “generosi” nella farcitura delle vostre! Mi vergogno un po’ nel dirvi che noi ce le mangiamo in due…ma non ditelo a nessuno!

Ingredienti:

Petto di pollo: 400g – Manzo a fettine: 400g – Peperone giallo:1/2 – Peperone rosso:1/2 – Cipolla bianca: 1 – Tortillas: 1 confezione da 8 pz. – Olio evo: qb – Sale e pepe: qb

Condimenti a piacere (salsa guacamole, pomodorini, salsa chilly, mais, panna acida, formaggio, zucchine grattuggiate e chi più ne ha più ne metta)

Tagliamo il pollo e il manzo a strisce di 1 cm scarso di larghezza e 5/6 cm di lunghezza e mettiamoli a riposare con un po’ d’olio sale e pepe. Lasciamoli così per un’oretta circa.

Nel frattempo, prepariamo i peperoni e la cipolla: tagliamo i peperoni esattamente come la carne, lasciando magari le strisce un po’ più lunghe e affettiamo la cipolla.

Trascorsa l’oretta di riposo della carne, scaldiamo una piastra a fuoco vivo e, una volta molto calda, mettiamoci le verdure. Quando i peperoni ammorbidiranno e le cipolle imbiondiranno, sarà giunto il momento di aggiungere la carne per portare tutto insieme a cottura. Saliamo e pepiamo a piacere.

Poco prima che la carne sia pronta, preriscaldiamo il forno a 150° e, una volta avvolte le tortillas in un canovaccio, infornatele per servirle tiepide.

Pronta la carne, mettetiamola in tavola lasciandola sulla piastra in modo che conservi il suo calore il più a lungo possibile.

Ora ogni commensale potrà prepararsi la propria fajita a piacere mettendo di tutto un po’ di quel che avete messo in tavola (vedi “condimenti a piacere”): una grande scorpacciata goliardica assicurata!

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Trascorrete un weekend fenomenaleeee!

Le vie del luppolo sono infinite

Premessa: chiedo perdono a chi è veramente esperto e competente. Siate magnanimi!

IBF

IBF

Rientrata da due giorni tutt’altro che facili in terra tedesca, il tuffarmi nel mondo delle birre artigianali italiane è stato un vero e proprio toccasana!

Insomma, come accennavo nel post della scorsa settimana, Feel food è stato con Amici all’IBF – Italia Beer Festival.

Premetto nuovamente che non sono così ferrata sull’argomento e ammetto (me, tapina) che la birra non è esattamente il mio “nettare” prediletto. Ma via, ci si cimenta! Imparo, imparo, imparo!

Anche perché, a costo di sembrare monotematica (mi perdonerete per questo, spero) tutte le persone all’opera dietro gli stand sono ragazzi che son partiti da un’idea e ora stanno spillando un Sogno! Quindi, non ci si può astenere dal parlare di loro!

Ma come funziona quest’allegra fiera giunta alla sua ottava edizione? Semplice: si pagano 8 € all’ingresso, ci si mette al collo il calice e poi si cambiano (nel vero senso della parola) quanti euro si vuole in “gettoni”. Questi ultimi saranno la sola moneta di scambio ammessa agli stand! Insomma, 1 gettone = 1 degustazione da 10 cl, 2 gettoni 25 cl.

Ma non divaghiamo; ecco le birre degustate! Tutte davvero molto interessanti!

I birrifici

I birrifici

Gerica del Birrone

Lamù del Birrificio Geco

Vaitra del Birrificio Hibu

Saltafoss del Birrificio Lambrate*

Vlad del Birrificio BQ

Terzo Miglio di Birrificio Rurale

Spaceman del birrificio Brewfist

Tainted love che lasca dalla collaborazione tra il birrificio Extraomnes e Toccalmatto

Donker del birrificio Extraomnes

Hopbloem del birrificio Extraomnes

Il “premio” Feel food va, però, a Hopbloem del Birrificio Extraomnes (extraomnes.com). Ecco come la descrive chi l’ha creata:

Extraomnes

Extraomnes

“Birra ad alta fermentazione non pastorizzata rifermentata in bottiglia e/o fusti. Alc. 5,7% Vol. Temperatura di servizio: 6-8°C.

Schiuma fine ed abbondante su un dorato opalescente. Al naso spiccano i riconoscimenti di citronella, melissa e di un fruttato che vira dall’agrumato al tropicale. Il sorso è asciutto, con un finale amaro prolungato sul quale si interseca un vegetale di essenza di limetta.”

Per quel che mi concerne, la definirei poliedrica: amara ma non tranchante, talmente ricca di profumi e aromi da potersi rinnovare ad ogni sorso. Racconterò il nostro abbinamento con la nostra birra preferita la prossima settimana.

Per ragioni del tutto evidenti (coma etilico), non abbiamo potuto assaggiarle tutte ma voglio comunque lasciarvi l’elenco dei birrifici presenti al Festival perché sono fermamente convita che se lo meritino. Dietro ognuna di queste birre c’è un mondo intero: c’è impegno, tempo, conoscenza, passione, competenza, esperienza, sperimentazione, dedizione, duro lavoro e forte spinta verso l’eccellenza.

Amiata, BQ, Bi-Du, Birradamare, Birrone, Brewfist, Croce di malto, Del forte, Doppio Malto; Endorama, Extraomnes, Foglie D’erba,

Freelionsbeer, Gambalò, Geco, la Mia Birra, Lambrate*, L’inconsueto, Manerba, Orso verde, Retorto, Rurale, Sibter Himmel, Toccalmatto, Un terzo, Valcavallina, Kamun, Hibu, San paolo, Trami

Per non parlare, ragazzi, di quanto si impara in occasioni come questa! Ci si confronta durante i seminari monografici, si condividono esperienze, ci si spremono le meningi per trovare accostamenti interessanti tra pietanze e birre assaggiate!

La sottoscritta però è rimasta sbalordita dall’affascinante (anche se un po’ ruffiano) risultato della spillatura con sistema Randall: la birra viene fatta passare attraverso un filtro riempito di luppolo fresco subito prima di raggiungere l’amato boccale.

Il profumo che i fiori nel filtro conferiscono ad una birra dal carattere deciso e amaro è davvero fenomenale!

Trovare queste birre in commercio non è assolutamente difficile: ormai ogni città medio/grande ha i propri beershop. Ultimamente, queste birre di alta qualità hanno fatto la loro comparsa anche nelle enoteche. Se proprio, poi, devo dirla tutta, noi siamo particolarmente fortunati! Il nostro punto di riferimento è Solo Birra in via Bergamo 17 a Monza (per info solobirra.com).Qui vi accoglierà Matteo che, con la sua passione, la sua competenza e la sua spiccata cordialità, saprà ascoltare i vostri gusti conducendovi a passeggio per il Mondo e i birrifici artigianali che lo popolano!

Solo Birra

Solo Birra

E anche da neofita quale sono, posso assicurarvi che una birra artigianale è un meraviglioso punto di non ritorno: una volta apprezzata sarà impossibile gustarsi una bionda della grande distribuzione.

In attesa della sessione estiva, degustiamo solo birre artigianali!

Per quel che concerne Feel food speaks, ci si risente la prossima settimana: Londra ci aspetta. Promessa: ci saranno un sacco di esperienze e POSTicini interessanti di cui parlare.

* di cui vi avevo già parlato nel POSTcino interessante: lo storico Birrificio Lambrate, la sua produzione e il cosciotto

POSTicini interessanti per un weekend enogastrorock: Bologna, Afterhours & Co.

Ieri niente ricettina del lunedì perché spero tanto di farvi venire oggi una voglia pazzesca di una gita fuori-porta in quel di Bologna. Non posso e non voglio aspettare che questo entusiasmo si sedimenti né tanto meno che le sensazioni portate a casa svaniscano riassorbite dalla quotidianità.

Come spesso ci capita appena mettiamo il piedino fuori casa, abbiamo incontrato persone belle, piene di voglia di fare, piene di colore e, come ultimamente mi piace dire, luminose. Questo è entusiasmante, non trovate?

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Ma diamo il via al nostro weekend enogastrorock: merenda con un calice di Sangiovese Riserva e fiocco di culatello con tigelle calde in Piazza Grande all’aperto e con le prove del concerto per l’anniversario della nascita di Lucio Dalla in sottofondo. Perché Dalla si percepisce in ogni strada di Bologna. Suggestivo.

Passeggiando per la città rossa (per il caratteristico colore che la predomina) è stata per noi una piacevolissima sorpresa scoprirla incredibilmente cosmopolita e viva: 24/7 di energia.

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…per poi continuare a passeggiare e trovarsi in un istante immersi nella preziosa e solenne quiete dell’Ex Ghetto Ebraico.

E poi di nuovo rumore e vita intorno al canale Reno.

E poi di nuovo quiete.

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La cena Dal Biassanot (via Piella, Bologna): proprio quel che piace a me, a noi. Un posticino prezioso con pochi coperti, caldo e raccolto. Ci accoglie la proprietaria e la semplicità (nell’accezione più nobile del termine) con cui ci riceve ci fa sentire subito a casa. Essendo nella patria della pasta fatta in casa ci dedichiamo ad un disarmante tris di primi: la mano che ha tirato la pasta al mattarello e impastato gli gnocchi è miracolosa! Geniale il gelato alla crema con aceto balsamico. Tutto molto molto interessante davvero: materie prime genuine e di eccellente qualità.

le stanze del carroQuesto posticino ci è stato consigliato da Olga, preziosa fanciulla siberiana che si è occupata del nostro riposo al B&B Le Stanze del Carro (via del Carro, ex Ghetto, Bologna). La posizione è davvero insuperabile, l’ambiente è curato e famigliare, tutto è pulito funzionale e luminoso. Il luogo perfetto per dormire in città. Ultimo ma non ultimo, il nostro quadrupede è stato accolto con lo stesso entusiasmo riservato per noi bipedi: “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali” Gandhi.

E poi loro, finalmente loro. Il motivo che ci ha spinti a buttar due cose in borsa e saltare in macchina:

Afterhours, prima data del Club Tour!Club-Tour-2013-LOW

Amandoli sconsideratamente, gli aggettivi che mi vengono in mente sono davvero tanti; quello che attribuirei loro oggi è inesauribili. Seguirli per 17 anni e non averne mai abbastanza non ha prezzo, per tutto il resto ci sono i loro dischi. Il concerto. Solo un episodio per esprimere la classe on stage: un gruppo dopo due ore di energia pura rientra e, a spie spente, regala un ultimo pezzo la dice lunga sullo spessore artistico raggiunto.

Ruvida e graffiante, questa band milanese è capace di colpire duro proprio su quel pensiero ben nascosto perché difficile da gestire. Poetici e intensi come un grande amore, come un grande dolore. Duri e feroci come un pugno in faccia. Se sono anche solo un pochino riuscita ad incuriosirvi, vi consiglio “Hai paura del buio?”; uno dei miei dischi preferiti in assoluto che recentemente ha anche vinto il premio come miglior disco indipendente degli ultimi 20 anni.

Lasciate che vi passi attraverso: sarà senza ritorno.

Dulcis in fundo, dopo tutte le meraviglie di cui sopra, non ci siamo certi risparmiati un giretto sui colli bolognesi (mannaggia a Cremonini) per una succulenta e definitiva crescentina con salamella, cipolle e peperoni mentre un caldo sole primaverile ci baciava spensierato.

…come? State già prenotando? Eh beh, lo posso capire!